Pensioni, da “quota 100” a “quota 92”: si gioca al ribasso

La nuova proposta sembra riaprire la tematica ed il dibattito su cosa succederà alla previdenza sociale degli italiani.

pensioni inps

Come era prevedibile, le nuove proposte per far si che i contribuenti accedano alla pensione prima della cosiddetta “quota 100”, ovvero a 67 anni con almeno 20 di contributi, è stata indetta.

La proposta arriva da uno dei portavoce del PD Graziano Delrio, che ha proposto la “quota 92”:  “Per un Italia più giusta. Allo scadere di Quota 100, introduciamo Quota 92 (30 anni di contributi e 62 d età) che aiuti donne e lavoratori impegnati in lavori usuranti. Diamo maggiori garanzie ai giovani. Anche così si esce dalla crisi”.

Questo sistema però al momento non è stato preso in considerazione, dato che potrebbe avere una forte ripercussione sugli assegni. Infatti la percentuale degli assegni dati potrebbe addirittura arrivare al 34%.

Pensioni, da “quota 100” a “quota 92”: si gioca al ribasso, cercando una via per la pensione anticipata

La scadenza momentaneamente per il prolungamento pensionistico di quota 100 è il 2022, anno entro il quale, se Draghi non regolarizzerà la situazione, non ci sarà più possibilità della pensione anticipata e si resterà sui 67 anni per tutti.

Anche la commissione europea non sembrerebbe aver approvato definitivamente la quota 100. Al momento però il pensiero più importante per il governo sembrerebbe essere il recovery found, dunque le pensioni dovrebbero passare in secondo piano.

Inoltre in questi ultimi giorni la Banca d’Italia ha inviato le linee guida che suggeriscono di aumentare il tempo lavorativo degli anziani cosi da migliorarne la vita.

Sarà difficile per Mario Draghi, che dovrà intrattenere anche una discussione con i sindacato e trovare una soluzione che alleggerisca un po’ le tensioni create da queste ultime dinamiche, come è stato anche per l’arrivo delle pensioni di marzo.

Bisognerà dunque trovare un modo per inserire le pensioni nella spesa pubblica in modo che non pesino eccessivamente al conto finale.

La Cisl ha messo in evidenza soprattutto un fattore importante:

“Quota 100 è stata utilizzata molto poco dalle donne, dal momento che raggiungere il minimo di 38 anni di contributi richiesti è estremamente difficile per molte lavoratrici a causa dei noti problemi di forte precarietà e discontinuità lavorativa.”