Partite Iva, arriva il fondo perduto: perché servirà l’autocertificazione

Stop al riferimento ai codici Ateco, platea dei beneficiari ampliata e soprattutto inclusione dei vecchi esclusi: le novità nel decreto Sostegno per le Partite Iva.

Partite Iva

L’arrivo del decreto Sostegno porterà una ventata di novità per le Partite Iva. La prima delle quali riguarderà l’istituzione di un fondo perduto a sostegno di quegli autonomi che hanno visto calare in maniera sensibile il proprio fatturato. A tal proposito, considerando che per accedere al sostegno sarà necessario aver registrato un calo di fatturato del 33% su base annuale e la sospensione del riferimento ai codici Ateco, questo consentirà anche ai precedenti autonomi e professionisti esclusi dai provvedimenti ad hoc di rientrare nella nuova disposizione.

Il tetto massimo dei sostegni arriverà a 150 mila euro per le Partite Iva che registrano ricavi fino a 5 milioni. Tutto, a ogni modo, sarà chiarito dal venturo decreto Sostegno, pronto a prendere il posto del fu Quinto Ristori e a capire come interverrà lo stanziamento da 23 miliardi di euro posti come indennizzo per i lavoratori italiani. Tuttavia, una novità sembra già essere arrivata e riguarderà un’autocertificazione. Niente, però, che possa essere accostato a quella necessaria per gli spostamenti avuta in tempo di lockdown.

LEGGI ANCHE >>> Il Governo ha deciso di aiutare ancora di più le Partite Iva: le cifre

LEGGI ANCHE >>> Il Decreto Sostegno si ricorda le Partite Iva: pronto un fondo perduto

Partite Iva, arriva il fondo perduto: allargata la platea dei beneficiari

Saranno nuovi interventi nel nome ma non del tutto diversi da quelli mossi durante il 2020. Solo più ampi e destinati a un ventaglio più largo di beneficiari. Nell’anno appena trascorso, l’Agenzia delle Entrate ha accreditato sui vari conti correnti una cifra superiore ai 10 miliardi di euro. Tuttavia, è bene ricordarsi che per i nuovi fondi occorrerà appunto un’autocertificazione, un documento che andrà a rendere conto del volume d’affari annuale (con riferimento su base annua e non più sull’aprile 2019) e portare all’ente il requisito del -33% di fatturato.

La soglia di accesso infatti resterà invariata. Varia, invece, il parametro dei codici Ateco. Questo perché, come fatto sapere dai rappresentanti del Ministero dell’Economia, la logica di basamento sui codici aveva finito per penalizzare una larga fetta di utenti, soprattutto le varie aziende filiera. Escludendo, quindi, una buona parte di autonomi e imprese dai fondi destinati alla compensazione del fatturato perso. Per maggiori dettagli, a ogni modo, sarà necessario attendere il decreto. Il quale, oltre alle Partite Iva, potrebbe comunque portare novità anche per altre tipologie di lavoratori.