Lavoro nero: assumere chi riceve il Reddito di cittadinanza è pericolosissimo

Lavoro in nero, non conviene assumere chi è già titolare del Reddito di cittadinanza, ma nemmeno un proprio familiare

Pagamento a nero (Fonte foto: web)

Assumere un titolare di Reddito di cittadinanza corrisponde, per forza di cose, ad offrire lavoro a nero. A meno che infatti, il soggetto non rifiuti il proprio bonus, continuerà ad usufruirne, facendosi pagare senza traccia, a nero. Quindi il lavoro è “A nero”, se non si informa subito il centro per l’impiego e se non si presentano i documenti necessari ad INPS e INAIL. Il primo servirà a far togliere il suo nome da quelli che cercano un lavoro e gli altri due comunicati, per aprire una pratica relativa ai versamenti ai fini pensionistici e assistenziali.

Parliamo di sanzioni: le somme che dovranno essere versate dal datore di lavoro vanno da 2.160 a 12.960 euro per ciascun lavoratore in caso di impiego dei lavoratori fino a 30 giorni di lavoro effettivo. Cifre che salgono naturalmente, se si scopre che il lavoratore ha superato i 60 giorni ed ancor di più dal sessantunesimo giorno.

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Lavoro in nero: sanzioni anche da INPS ed INAIL

Nel caso di ritardo nel versamento dei contributi, l’INPS siano pagati degli interessi pari al tasso ufficiale, maggiorato di 5.5 punti, più sanzione civile pari al 30%, calcolato su base annua, dei contributi evasi. Ma esiste anche un obbligo preteso dall’INAIL, una sorta di premio assicurativo per ogni lavoratore. Questo, servirà all’ente per versare i risarcimenti o la pensione di invalidità a quei lavoratori che subiscono degli infortuni sul lavoro.

Ma non finisce tutto con le sanzioni pecuniarie. In alcuni casi, può essere disposta la sospensione dell’attività imprenditoriale. In caso in cui dopo una segnalazione, il titolare regolarizzi i lavoratori in nero, o si precipiti a pagare subito la multa, potrebbe rischiare meno. Ma in più, potrebbe dover pagare una sanzione per violazioni delle norme sulla sicurezza, altrimenti non gli sarà riconosciuta l’opportunità di ricominciare il lavoro.

Se per caso, lo stesso imprenditore si dovesse rifiutare di sospendere la sua attività, o dovesse ignorare quanto disposto dall’autorità e continuando il lavoro come prima, rischierebbe e non poco. Questo infatti, potrebbe portare al suo arresto fino a 6 mesi ed un’ammenda compresa tra 2.500 e 6.400 euro.

Da ricordare a proposito di Reddito di cittadinanza, cosa è previsto dalla legge: “la maxi sanzione vada applicata non solo al datore di lavoro che impieghi il titolare del reddito di cittadinanza, ma anche a chi faccia lavorare un componente del suo nucleo familiare“. Certo, dal momento in cui fa riferimento alla richiesta del Reddito, non solo la condizione del singolo, ma del suo nucleo familiare.