Aceto balsamico, colpo della Slovenia al Made in Italy: a rischio 1 miliardo

L’appropriazione della dicitura “aceto balsamico” su tutti gli aceti di vino misti a mosto concentrato rischia di ingrossare il mercato del falso. Allarme di Coldiretti.

Aceto balsamico
Foto di Thorsten Frenzel da Pixabay

Una famosa pubblicità suggeriva l’impiego dell’aceto balsamico praticamente su ogni tipo di alimento. Magari esagerando, ma è vero che soprattutto alcune marche particolarmente pregiate si sposano alla perfezione quasi con qualsiasi cosa. Ecco perché, in nome del Made in Italy, l’aceto balsamico è uno di quei prodotti che meglio rappresenta l’arte del condimento della cucina italiana. Un primato che pochi possono mettere in dubbio. Di sicuro, chi cerca di insidiare indebitamente il nome del prodotto.

La dicitura “aceto balsamico”, infatti, è tutelata da precise normative delle sigle Dop e Igp, che disciplinano il sistema di etichettatura, che rendono proibita l’appropriazione indebita. Per questo, nelle ultime ore, ha fatto scalpore il caso dei vicini della Slovenia, che avrebbero deciso di apportare a qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato la suddetta dicitura. Una mossa che ha attirato l’attenzione di Coldiretti.

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Aceto balsamico, colpo della Slovenia al Made in Italy: cosa si rischia

Secondo l’associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana, la Slovenia avrebbe preso questa decisione mettendo a serio rischio qualcosa come un miliardo di euro in valore al consumo. Nello specifico, un colpo durissimo al Made in Italy di qualità. La decisione, inoltre, secondo Coldiretti sarebbe già stata notificata alla Commissione europea, con riferimento proprio alle normative che disciplinano il sistema di etichettatura. Il rischio paventato dall’associazione è che l’iniziativa slovena vada a rincarare il mercato del falso made in Italy, già detentore di una potenza di 100 miliardi di euro in fatturato.

L’attribuzione impropria delle categorizzazioni, infatti, non costituisce né garanzia di qualità né tantomeno una tutela della reale etichettatura. Il problema, secondo Coldiretti, è che in questo modo si andrebbe a creare un precedente, con tutta una serie di rischi connessi all’imitazione. Da qui l’appello alla Commissione europea affinché si ponga un freno alle imitazioni e, per inciso, all’utilizzo di denominazioni in modo non pertinente con la realtà del prodotto. Una questione di qualità, non solo d’immagine.