Il decreto Milleproroghe incassa il sì della Camera e testa per primo la resistenza dell’esecutivo alle onde d’urto. Che nel caso specifico sono le scadenze impellenti.

Milleproroghe Camera dei Deputati
ROME, ITALY – OCTOBER 16: A general view of the empty hall (Aula) of Palazzo Montecitorio seat of the Italian Chamber of Deputies, on October 16, 2020 in Rome, Italy (Photo by Antonio Masiello/Getty Images

Ben 322 sì, 2 no e 31 astenuti. Chi si tira fuori è Fratelli d’Italia ma, in questa sede, interessa relativamente. La Camera dei Deputati ha dato il suo assenso al decreto Milleproroghe il quale concede un sospiro di sollievo di qualche altro mese su alcuni dossier che, vista anche la pandemia, avevano subito un’accelerazione particolare nelle ultime settimane. Via alla mini-proroga sulla questione trivelle e rinvio (questo già era stato preventivato) al passaggio al mercato libero.

Ma si tratta solo delle questioni più impellenti e soprattutto legate a macrotemi. Il Milleproroghe concede sia un allargamento sulle tempistiche relative ad alcune scadenze (senza tuttavia toccarne altre) ma rappresenta di fatto il primo vero test per il nuovo governo Draghi. Un esame che si è giocato sull’approvazione delle modifiche e sulla sperimentazione di una serie di equilibri che attendono ora dei raffronti ben più probanti.

Come visto, qualche novità si è registrata sui termini per i benefici riguardanti la compravendita di un immobile e per l’acquisto di una nuova casa. Il Milleproroghe ha dilazionato i termini (che già avevano beneficiato di una deroga al 23 febbraio) fino al prossimo 31 dicembre. Questo significa che per accedere al beneficio, coloro che acquistano una prima casa dovranno necessariamente modificare la propria residenza entro i 18 mesi. Una tempistica che, tutto sommato, un po’ di tempo lo concede.

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Milleproroghe: prolungamenti approvati e mancati

Non è andata altrettanto bene sulla moratoria per gli sfratti. Niente allungo, tutto come prima. L’idea iniziale prevedeva il rilascio degli immobili a partire dall’1 aprile qualora la morosità fosse riscontrata prima di marzo 2020 (quindi prima della pandemia). Nell’ambito delle discussioni, tuttavia, si è scelto di demandare il tutto a un decreto ad hoc, da discutere in nuova seduta. La scadenza, in questo caso, è relativa alla discussione stessa. Si parla, per ora, del primo provvedimento utile.

Alla fine duecento emendamenti. Fra questi quello relativo alla questione Alitalia, che prevedeva la normativa della cessione e la restituzione del prestito pubblico. Anche qui si chiude con un nulla di fatto, viste soprattutto le tempistiche strette. Piccolo successo per il Movimento 5 stelle sulla questione trivelle: proroga fino a settembre, un tempo utile secondo i pentastellati per trovare una soluzione definitiva. Per il mercato libero se ne parlerà nel 2022. Chissà a che punto sarà la pandemia.