La dichiarazione del proprio reddito e il pagamento delle tasse sono gesti che ognuno compie nel rispetto della legge. In alcuni casi, tuttavia, scattano particolari esenzioni…

Tasse esenzione

Un dovere civile. Il pagamento delle tasse è sempre stato inquadrato sotto questa dicitura, anche se in passato l’abuso nell’esigere tributi dal popolo ha provocato alcune delle più importanti insurrezioni della storia. Oggi come oggi, pagare le tasse risulta uno dei gesti più abitudinari compiuti nel corso dell’anno. Dichiarare i propri redditi, versare i propri contributi, assolvere quindi al proprio dovere civico. Anche perché, come tutti sanno, il pagamento delle tasse significa offrire il proprio contributo al garantire l’erogazione, da parte dello Stato, di servizi essenziali.

Qualora non si verifichino, come accaduto nel corso della storia, delle condizioni esasperanti quindi, il pagamento delle tasse avviene in modo automatico da parte di tutti i contribuenti. Ma, a questo punto, viene da chiedersi se esistano o meno delle categorie che da questo dovere siano esentate. La risposta è che, per quanto non tutti lo sappiano, questi particolari contribuenti esistono. Anche se, naturalmente, per essere esentati dalle tasse devono maturare precise condizioni.

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Tasse, c’è chi dice no: in questi casi si è esentati dal dovere civico

Nell’esaminare le categorie di “fortunati”, vale la pena procedere per… tasse. Ad esempio, per quanto riguarda la Tasi, ovvero la tassa sulla manutenzione delle strade e altri servizi pubblici, se ne è esenti per quanto riguarda la prima casa. Allo stesso modo, la Tassa sui rifiuti (Tari) non deve essere assolta qualora l’immobile non abbia utenze collegate. Il che, di fatto, restringe di molto la schiera degli esenti. Più articolata la risposta per quanto riguarda il Ticket sanitario. Il pagamento dei servizi relativi alla Sanità, infatti, conta diverse esenzioni, ad esempio in relazione all’età degli individui (over 65 o under 6). Ma anche le famiglie a basso reddito possono essere esentate dal pagamento.

In merito alla Tassa scolastica e a quella universitaria, allo stesso modo subentra un discorso di reddito. Nel primo caso il pagamento avviene solo per gli ultimi due anni delle scuole superiori e il Ministero dell’Istruzione fissa un tetto minimo reddituale, al di sotto del quale non si è tenuti al saldo. Agevolazioni che scattano anche in caso di ottimo profitto. Più variopinto il secondo caso: qui si ragiona di ateneo in ateneo. Alcuni non fanno pagare la prima rata a chi si è diplomato con 100 centesimi. Le soglie di reddito vengono fissate a discrezione dell’università e anche oltre la soglia si può accedere a delle riduzioni.