Con il Bonus mobili è facile incorrere in qualche qui pro quo, soprattutto legato all’acquisto di elettrodomestici. Ecco quando si può fare.

Bonus Mobili interni
Foto di bedrck da Pixabay

Come per le cartelle esattoriali, anche qui si parla di proroga. L’argomento però è quello dei bonus mobili, altra variante alla crisi economica pensata dal governo (quello Conte per ora) a sostegno delle famiglie in difficoltà. Trattandosi di un bonus pensato in tempo di pandemia, un requisito resta essenziale: ovvero che i lavori in questione non siano iniziati prima dell’1 gennaio 2020, ossia poco prima di entrare in pandemia. Altra novità, però, con il 2021. E questa riguarda un aspetto sostanziale del bonus come il tetto di spesa, fatto lievitare a 16 mila euro in dieci anni.

Altro aspetto, quest’ultimo, da ricordare. Il bonus mobili, infatti, non è soggetto a cessione del credito, per questo il tetto di spesa andrà diviso per una decade e resta personale. A questo proposito, va anche ricordato che il bonus è destinato ai contribuenti che usufruiscono della detrazione spese per i lavori che abbiano come obiettivo il recupero del patrimonio edilizio. Pagamento che dovrà essere tracciabile e riconducibile a un solo individuo, anche in caso di coppie sposate.

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Bonus mobili, quando è sì e quando è no: requisiti per l’accesso

Fra i requisiti che consentono l’accesso al bonus, va ribadito che non per tutte le spese è sufficiente considerarle come domestiche. Ad esempio, per quanto riguarda gli elettrodomestici il bonus mobili potrà essere richiesto solo qualora si tratti di strumenti ritenuti grandi (quindi proporzionalmente di maggior consumo). Inoltre, non rientrano nel bonus quegli interventi operati come prevenzione di rischio, esclusi quelli che necessitano di un intervento classificabile come opera edilizia (ossia un restauro oppure una ristrutturazione). Niente bonus nemmeno per i box auto o per la creazione di posteggi.

Per fugare un dubbio comune, per le televisioni non è prevista l’erogazione del bonus. Questo perché, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, figura la grandezza e non l’utilità come requisito basilare. Il “no” è valido anche in caso di smart tv, le quali potrebbero peraltro rientrare fra le necessità in vista del rinnovamento del digitale terrestre. Per gli altri elettrodomestici, occhio alla classe energetica: sempre necessaria a meno che per un particolare dispositivo non viga ancora l’obbligo. Che già di per sé sarebbe utile, si capisce.