Profumerie Douglas, crisi nera: a rischio il 20% dei negozi in Italia

Cinque punti vendita già chiusi in Friuli, almeno 218 dovrebbero esserlo entro giugno 2022. I sindacati intervengono sul caso Douglas.

Douglas

C’è il rischio di un’ecatombe che si profila all’orizzonte per la catena di profumerie Douglas. Se n’era parlato già nei giorni scorsi ma, ora, la possibilità che il 20% dei punti vendita presenti in Italia chiuda i battenti è diventata più che una nera prospettiva. Nel nostro Paese Douglas ha aperto nel tempo addirittura 500 negozi: in 24 mesi, una buona percentuale potrebbe abbassare per sempre le serrande. Il tutto in nome di un piano di ridimensionamento che, il prossimo 25 febbraio, sarà discusso in una riunione coi sindacati.

In ballo, infatti, non c’è solo la sopravvivenza del marchio nel nostro Paese ma anche migliaia di posti di lavoro. Senza contare che, in alcune zone italiane, il taglio è già stato avviato, con la chiusura di cinque negozi in Friuli-Venezia Giulia e alcuni licenziamenti che sarebbero già stati operati in Veneto. Una crisi nera che rischia di inserirsi nelle tante storie di dramma economico che la pandemia ha portato con sé con la forza di uno tsunami.

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Profumerie Douglas, crisi nera: l’intervento dei sindacati

Pochi giorni fa era emerso il caso Friuli. La multinazionale tedesca dell’industria dei profumi, con 500 punti vendita e 2.582 lavoratori in Italia, aveva fatto sapere che almeno 128 dei suoi negozi sarebbero stati chiusi. E anche a stretto giro, visto che l’ultima serranda dovrebbe abbassarsi entro giugno 2022. Meno di due anni. In Friuli, però, l’epurazione di personale sembra essere già cominciata: in Regione si trovano 17 negozi con 86 lavoratrici e 2 lavoratori. Ventidue di loro sarebbero già senza lavoro, essendo stato il punto vendita del Città Fiera chiuso il 14 febbraio scorso.

Il Messaggero del Veneto, un paio di giorni fa, aveva riportato la testimonianza di una lavoratrice, impegnata per oltre trent’anni nel settore profumi e ora ritrovatasi senza lavoro. Una situazione che rischia di accomunare molte altre persone. Per questo i sindacati di categoria si stanno muovendo, per capire quali margini di trattativa vi siano per fermare l’ondata di chiusure. Per la Filcams Cgil del Friuli, la pandemia ha accelerato la trasformazione del retail (ad esempio con gli acquisti online). L’obiettivo, quindi, potrebbe essere la gestione della “transizione attraverso una riqualificazione del personale per ridurre, quanto più possibile, l’impatto occupazionale”. A fine mese se ne saprà di più.

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