Anche i boss percepivano il Reddito di cittadinanza, a Palermo un blitz della Guardia di Finanza, ha portato ai primi sequestri

Guardia di Finanza (Fonte foto: web)

50 condannati a vario titolo e 95 familiari, hanno chiesto ed ottenuto il Reddito di cittadinanza senza dichiarare le loro condanne, all’interno dell’autocertificazione. Ora, i capimafia, sono indagati per truffa aggravata, con 26 provvedimenti di sequestro preventivo d’urgenza, portati a termine dalla Guardia di Finanza. Sequestri, che vanno dai 700 ai 10.400 euro, in base alle somme percepite.

Tra chi dichiarava di essere povero, il famoso “re” della Kalsa, Antonino Lauricella, detto lo “Scintilluni”. Egli, era noto già negli anni ’80, quando ad occuparsene, fu persino Giovanni Falcone. Proprio lui, grazie al Reddito, aveva incassato 7.126,67 euro, notizia che ha suscitato indignazione nella sorella del compianto giudice, Maria Falcone.

E poi c’era Bartolo Genova, un tempo gestore delle casse del clan di Resuttana, oggi, aveva percepito dallo Stato ben 1.419,84 euro. Ed ancora, Filippo Fiorellino, soprannominato Ciuriddu che negli anni ’90 si occupò di un affare di droga con la Spagna e che oggi ha ottenuto dallo Stato 513,60 euro.

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Boss ed affini, tutti con il Reddito

Il colonnello Alessandro Coscarelli, comandante del Gruppo di Palermo della Finanza, spiega le dinamiche del caso: “Abbiamo ricostruito la lista di tutti i condannati per reati di mafia degli ultimi dieci anni e l’abbiamo incrociata con quella dei percettori del reddito di cittadinanza. Un’analisi di 1.200 nomi”.

Ancora tanti nomi, si aggiungono agli esponenti di vari clan, che ricevevano il Reddito di cittadinanza, da Vincenzo Vallelunga, a due esattori del pizzo, Tommaso Militello e Rosario Rizzuto. Ma la cifra più alta di tutte, l’aveva portata a casa Salvatore Prestigiacomo, arrestato in un’operazione nel palermitano, nel 2013: 10.400 euro. Ed altri 9.000 erano finiti nelle casse personali di Salvatore La Puma.

Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale delle Fiamme gialle, spiega: “Quest’indagine rientra in una più ampia strategia operativa che vede la Guardia di finanza impegnata a contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico sano nonché a tutela dei cittadini onesti che hanno concretamente bisogno dei sussidi pubblici soprattutto in questo periodo di crisi”. Si lavora “per l’irrogazione delle sanzioni previste e per il recupero delle somme indebitamente percepite”.