Riproduzione di foto intime di persone non consenzienti e altri comportamenti illeciti: facendo così, su Whatsapp si rischia grosso.

Whatsapp
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Come un qualsiasi spazio di condivisione di dati, che siano parole, immagini o video, anche Whatsapp deve rispettare qualche regola. Più che mai deve rispettarla chi lo utilizza, che molto spesso non presta sufficiente attenzione a quanto e a cosa veicola tramite la più popolare app di messaggeria istantanea. E’ accaduto, infatti, che alcuni contenuti scambiati su Whatsapp come anche su altre app e social, fossero ritenuti sconvenienti o, in alcuni casi, oggetto di veri e propri reati.

Per quanto riguarda i social, uno dei casi più classici e, purtroppo, più gravi soprattutto per le vittime è quello del revenge porn. La diffusione online di contenuti (spesso video, ma anche foto) a sfondo sessuale al solo scopo di ricattare qualcuno. Ma altre forme di abuso dei social si possono individuare nel cyberbullismo, filmati che riproducono maltrattamenti a un coetaneo con l’obiettivo di produrre un’ulteriore umiliazione.

Esistono però una serie di comportamenti ai quali spesso non prestiamo particolare attenzione o che, semplicemente, non riteniamo essere gravi. I quali, invece, costituiscono allo stesso modo qualcosa da cui guardarsi. Accanto alla diffusione di foto o video intimi riproducenti terze persone (che costituisce reato e prevede anche delle pene detentive), soprattutto se non consenzienti, c’è la pratica dell’account falso. Qualcosa che accade fin troppo spesso e che, il più delle volte, non riteniamo possa essere poi così grave.

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Attenzione su Whatsapp: tre comportamenti a rischio reato

Sbagliato. Creare un account a nome di qualcun altro, anche se fatto senza cattive intenzioni, rappresenta un’appropriazione di identità altrui. Peggio ancora se l’obiettivo è quello di commettere un reato disciplinato all’articolo 494 del Codice penale, ossia l’aggressione dell’identità della vittima in anonimato. In questo caso, la pena detentiva può arrivare fino a un anno.

Terzo comportamento da non tenere, da un punto di vista etico e legale, è la diffusione o condivisione di messaggi di odio verso religioni o altre etnie. L’hate speech è chiamato colloquialmente e anche questo è punito dal Codice penale (art. 404 e 604 bis). Per la serie: determinate cose non vanno fatte nemmeno per scherzo.