I tentativi di truffa online sono, purtroppo, sempre più frequenti. Ma che fine fanno i nostri soldi se ci truffano? Entriamo nei dettagli e scopriamolo assieme!

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Grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie è facile poter comunicare con persone e aziende che si trovano in ogni angolo del pianeta. A partire dagli sms, passando per le app di messaggistica istantanea, fino ad arrivare ai social e alle e-mail, d’altronde, vi è davvero l’imbarazzo della scelta. Tanti, quindi, i vantaggi, ma allo stesso tempo bisogna fare i conti con le possibili insidie.

Sempre più spesso, infatti, alcuni cyber criminali decidono di realizzare delle truffe ad hoc grazie alle quali riuscire a rubare i soldi del malcapitato di turno. Lo sanno bene, purtroppo, molti correntisti, che nel corso degli ultimi anni sono finiti nel mirino di alcuni truffatori. Proprio analizzando questa situazione, quindi, sorge spontanea una domanda: che fine fanno i nostri soldi se ci truffano? Ma soprattutto, la banca deve avvisarci tramite un sms in caso di operazioni di pagamento? Entriamo nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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La banca non manda sms: che fine fanno i nostri soldi se ci truffano? Ecco cosa c’è da sapere

Phishing Poste
Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Ogni giorno, purtroppo, sono tante le truffe che circolano sul web, finendo per trarre in inganno molte persone. Negli anni, in effetti, si è registrato un vero e proprio boom di tentativi di phishing, consistenti nell’invio da parte di alcuni cyber criminali di finte mail, grazie alle quali riescono ad estorcere soldi e dati sensibili al malcapitato di turno. Messaggi che sembrano provenire davvero dal proprio istituto di credito, ma che nella realtà dei fatti si rivela non essere così. Vista la situazione e l’alto rischio di cadere in questa trappola, quindi, sono in molti a chiedersi che fine fanno i soldi nel caso in cui si venga truffati.

Ebbene, bisogna sapere che, come previsto dal D. Lgs. n. 11/2010, attuativo della Direttiva Europea 2007/64/CE sui servizi di pagamento del mercato interno, nel caso in cui un correntista neghi in modo tempestivo di aver autorizzato un pagamento, “è onere del prestatore di servizi di pagamento provare che l’operazione di pagamento è stata autenticata correttamente, e l’utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento non è di per sé necessariamente sufficiente a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dall’utilizzatore medesimo“.

In parole povere questo vuol dire che se una persona vittima di una truffa online procede a segnalare immediatamente la vicenda, ha diritto ad ottenere il rimborso da parte della banca o dell’ufficio postale di riferimento. Sarà invece compito dell’istituto riuscire a provare che l’operazione di pagamento sia stata effettivamente autorizzata.