L’uomo, amministratore dei patrimoni di numerose persone, avrebbe accumulato 1,2 milioni in beni con l’aiuto di un presunto complice. Arrestati entrambi.

Finanza arresto amministratore

Amministratore di sostegno per professione ma, a quanto pare, solo una maschera per celare i suoi reali intenti, tutt’altro che assistenziali. E’ stato arrestato dalla Guardia di Finanza un sessantaseienne di Pavia, ex assessore ai Servizi sociali del Comune e addirittura ex presidente dell’aziende dei Servizi alla persona pavese. L’accusa, quella di aver raggirato persone anziane non autosufficienti, racimolando un “bottino” in beni non indifferente, pari a 1,2 milioni di euro.

Una vicenda che ha sconvolto la comunità pavese e che ha visto l’arresto anche di un’altra persona, un 41enne di nazionalità brasiliana, ritenuto presunto complice. L’indagine sembra risalire già a dicembre scorso, condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria e coordinata dal procuratore Mario Venditti. Gli arresti sono stati eseguiti sulla base di accuse di peculato aggravato e continuato in concorso, oltre che di rifiuto e omissione di atti d’ufficio.

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Amministratore di sostegno truffa gli anziani: arrestato anche un presunto complice

Il ruolo di amministratore di sostegno, l’arrestato lo ha condotto a partire dal 2011 a favore di un cospicuo numero di persone. In questa posizione, l’uomo avrebbe avuto accesso alla gestione dei patrimoni degli assistiti, perlopiù persone anziane e inabili alla gestione dei propri beni. Nella stessa, tuttavia, avrebbe agito non secondo gli interessi delle persone che in teoria avrebbe dovuto aiutare ma sfruttando la possibilità di controllo per dirottare denaro e patrimoni. Non a se stesso ma, secondo gli inquirenti, a favore del suo complice.

Una strategia che l’arrestato avrebbe messo in atto più volte e a danno di un imponente numero di persone, fino ad accumulare la cifra contestata. Un’attività illecita che, peraltro, sarebbe proseguita anche dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati. Nel frattempo, il presunto complice avrebbe continuato ad aprire conti correnti fasulli per la transazione dei beni, forse in sedi bancarie estere. A dicembre era scattato un primo sequestro, senza che tuttavia si riuscisse a individuare le sedi dei presunti conti fantasma.