Le varianti del Covid spingono gli esperti a consigliare un nuovo lockdown. Ma il Paese soffre la crisi e i ristoranti sprofondano. Un nodo gordiano per Draghi.

Ristoranti lockdown
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Il vento freddo che tira negli ultimi giorni porta con sé una parola che, solo a pronunciarla, produce incubi anche prima di addormentarsi. Lockdown generale significherebbe un colpo da k.o. per quelle imprese che erano riuscite a sfuggire al colpo di scure di quello dello scorso anno. Per gli esperti è necessario, perché le varianti del Covid-19 lasciano poco spazio alle disposizioni “leggere”. Il punto è che chiudere tutto di nuovo troncherebbe le ultime radici che ancora alimentavano la salute degli imprenditori.

L’ultima proroga ha vietato lo spostamento fra regioni fino al 25 febbraio, mentre le piste da sci non riapriranno (se riapriranno) prima del 5 marzo. Ecco quindi che si produce una bolla d’aria fra la necessità di contenere la pandemia e quella di sopravvivere a una crisi economica che continua a fare vittime. Fra chi attende con impazienza che si delinei il nuovo dpcm c’è senz’altro la categoria dei ristoratori.

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Ristoranti, rebus riaperture serali: prudenza o lockdown?

La questione è fondamentalmente una. Capire se, qualora permanga la zona gialla in alcune aree del nostro Paese, verrà disposta la riapertura serale dei ristoranti. Uno scenario che, a ora, appare quantomeno improbabile, specie dopo la chiusura degli impianti sciistici e la permanente serrata di altre attività come cinema, palestre e teatri. Tuttavia, secondo Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, la riapertura serale dei ristoranti si potrebbe fare a patto che i controlli vengano svolti in maniera serrata.

Miozzo lo ha ricordato intervenendo a Repubblica e spiegando che al governo chiederebbe “un controllo efficace del territorio almeno per i prossimi due o tre mesi, con il contributo anche dell’Esercito, forze dell’ordine, polizia locale”. Il punto è lo stesso di prima: di mezzo ci sono le varianti del Covid e per gli esperti servirebbe più il lockdown che la semplice prudenza. C’è però da considerare le gravi condizioni economiche del Paese, la sofferenza acuta di intere categorie di lavoratori e tutto ciò che ne deriva. Un nodo non semplice da sciogliere.