Il premier incaricato delinea le forze che comporranno la nuova maggioranza. Nel frattempo il Covid avanza e lo strumento del Dpcm sembra restare il prediletto.

Draghi Dpcm

Mario Draghi è al rush finale delle Consultazioni. Due giorni per tirare le somme e, soprattutto, per imbastire una maggioranza in grado di guidare il Paese nei difficili mesi che lo aspettano. Prima mossa, quasi scontata, sarà fronteggiare la fase emergenziale. In questo senso, a prescindere dalla squadra di governo che verrà a formarsi, la sensazione è che un eventuale esecutivo a guida Draghi ripartirà da dove ha concluso il governo Conte: ovvero dalla disposizione di Dpcm contro il coronavirus.

Naturalmente, tutto dipenderà dallo stato delle cose. Innanzitutto della situazione sanitaria, per capire se consentirà qualche concessione in più o se, come probabile, richiederà una deroga delle misure restrittive in atto. Quasi sicuramente resterà la divisione cromatica delle Regioni. Da capire se per le zone gialle verranno ripensate le misure restrittive.

Al netto del periodo di assestamento che richiederà il nuovo governo, specie se la strada dovesse essere realmente quella della maggioranza allargata, la strada dei Dpcm potrebbe essere confermata. Quello attualmente in vigore (adottato il 13 gennaio scorso) scade il prossimo 5 marzo. Difficile che ne venga disposto un altro, anche se parecchi indizi portano a non escludere un’eventuale revisione delle disposizioni adottate fin qui. Anche perché, data 15 febbraio e qualcosa cambierà di per sé.

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Draghi, ultimo giro di Consultazioni e si pensa a un nuovo Dpcm

Per quella data, infatti, si potrebbe essere arrivati a qualche nuova decisione. Al momento, quasi tutto il Paese è in zona gialla ma quanto accaduto nel primo weekend in minor fascia di rischio (con assembramenti e folle soprattutto nelle grandi città e nelle zone costiere) potrebbe portare a qualche precauzione in più. Anche se in settimana dovrebbe delinearsi la nuova premiership, il monitoraggio verrà eseguito costantemente, a prescindere dalla situazione politica.

E qualora si profili la necessità di rivedere le regole, questo potrebbe avvenire proprio il 15 febbraio. E lo strumento potrebbe restare quello del Dpcm. Altro nome-simbolo di una pandemia che resta, crisi di governo o no.