Non sempre quello che arriva via Pec va pagato subito. Esistono infatti alcuni cavilli che prevedono particolari esenzioni per le persone fisiche.

Pec
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Avere una posta certificata significa possedere un indirizzo mail di riferimento dal valore legale. Spesso è ad appannaggio dei professionisti ma, in tempi recenti, il suo utilizzo è stato allargato praticamente a chiunque e anche le sue funzioni sono aumentate. Fra queste, la capacità di essere veicolo delle comunicazioni forse più spinose. Non ultime, quelle relative a multe e sanzioni. In poche parole, rispetto alla semplice comunicazione postale, avere continuo accesso alla Pec significa anche l’implicita consapevolezza di avere sempre a portata di mano una fonte latrice di possibili cattive notizie.

Tuttavia, non sempre tutto quello che arriva via Pec, qualora si tratti davvero di sanzioni, corrisponde a soldi da dover versare. Una questione che ha sempre preoccupato i più è proprio la validità legale di quanto comunicato via posta certificata. In questo senso, però, a dipanare i dubbi ci ha pensato l’ente preposto, ovvero il Ministero dell’Interno, con una specifica circolare.

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Multe via Pec, niente panico: non sempre sono soldi da spendere…

In poche parole, il Viminale ha creato una sorta di guida alla posta certificata, evidenziando quando una comunicazione di contravvenzione arrivata sulla Pec dev’essere realmente pagata. In sostanza, un invito a non lasciarsi prendere dal panico e ad analizzare le situazioni, caso per caso. Secondo quanto riferito dalla circolare in questione, ad esempio, relativamente alle multe per infrazioni autostradali, non risultano valide quelle arrivate via Pec per vetture intestate a ditte individuali.

E questo perché, come precisato all’interno della suddetta circolare, il titolare del mezzo potrebbe non essere alla guida come persona legata all’azienda ma come guidatore a titolo personale. Un utilizzo definito quindi promiscuo, e per questo già previsto a normativa fiscale (con detrazione parziale dei costi d’uso). Stessa cosa sarebbe anche per i liberi professionisti, che allo stesso modo possono essere autorizzati all’uso personale della propria vettura. O almeno in teoria. Perché in realtà la normativa non sembra prevedere ufficialmente il caso.