Crisi Covid, fallimenti imprese in aumento: scenario da incubo

Pessime le notizie provenienti dalla Banca d’Italia. I dati in questione, infatti, evidenziano fatturati in picchiata e un aumento delle imprese in fallimento.

contratto di lavoro licenziamento

In seguito all’emergenza Covid il governo ha deciso di adottare una serie di misure restrittive volte a contrastare la diffusione del virus. Una situazione inaspettata, che ha registrato delle conseguenze sia per quanto riguarda l’aspetto sociale che quello economico. In molti, purtroppo, hanno dovuto chiudere, o quantomeno sospendere, la propria attività, ritrovandosi di conseguenza a dover fare i conti con un momento particolarmente difficile per quanto concerne la gestione del budget famigliare.

Se tutto questo non bastasse gli ultimi dati non sono affatto incoraggianti. Stando a quanto emerso dalla nota “Fallimenti d’impresa in epoca Covid”, curata da ricercatori della Banca d’Italia, infatti, bisogna fare i conti con un aumento dei fallimenti e fatturati in picchiata. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo quali sono i dati in merito e chi sono coloro che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi da Covid.

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Crisi Covid, fallimenti imprese in aumento: l’allarme di Banca d’Italia

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La Banca d’Italia ha di recente pubblicato la nota “Fallimenti d’impresa in epoca Covid”, curata da ricercatori del noto istituto. Uno studio sull’impatto del covid sul mondo del lavoro, che mette in risalto, purtroppo, dati poco incoraggianti. In seguito al crollo del Pil che si è registrato nel 2020, si prevede per quest’anno un aumento delle istanze di fallimento.

In particolare entro il 2022 si potrebbe assistere ad un aumento pari a 6.500 procedure, a cui andrebbero ad aggiungersi i 3.700 casi bloccati dal 2019 in seguito alle disposizioni imposte dal governo. Una situazione che andrà a colpire in particolar modo le imprese con patrimonio sopra i 300 mila euro e fatturato di 200 mila euro.

Le stime della Federazione Italiana Pubblici Esercizi

Poco incoraggianti anche le stime della Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi. Si prevede, infatti, il rischio di chiusura per 60 mila esercizi, con la conseguente perdita di circa 300 mila posti di lavoro. “Non spetta a un’associazione di categoria entrare nel merito di una crisi di governo. Ci spetta però evidenziarne i gravi rischi, con scadenze importanti e urgenti“, ha affermato il presidente della Fipe Confcommercio, Lino Stoppani.

Per poi aggiungere: “Il Paese non può più permettersi tatticismi o distrazioni vista la drammaticità del momento che impone decisioni rapide e contesti stabili. I pubblici esercizi e la ristorazione italiana sono in ginocchio ed i danni subiti mettono a repentaglio la tenuta economica dell’interno comparto“.

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