Quasi tutti ormai sanno che si può chiedere l’esenzione dal Canone Rai se non si possiede un televisore in casa, ma come avvengono poi i controlli?

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Chi è l’addetto a controllare se coloro che chiedono l’esenzione dal Canone Rai ne hanno davvero diritto? Se dichiariamo di non possedere un apparecchio televisivo qual è l’ente preposto a controllare che la nostra dichiarazione sia vera? Responsabile di questo tipo di controllo è l’Agenzia delle Entrate. Vediamo come avvengono questi controlli.

Il Canone Rai è un’imposta erariale dello Stato, si tratta nello specifico di una tassa di possesso. Un po’ come l’Imu per la casa, ma questa volta il bene il cui possesso viene tassato è il televisore (o qualunque apparecchio dal quale è possibile vedere la televisione).

Dichiarare quindi di non essere in possesso di apparecchi che permettano di vedere le trasmissioni televisive dà diritto all’esenzione dal pagamento del Canone Rai. Il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate avviene grazie all’accesso alle banche dove sono raccolti i dati dei cittadini italiani. Se dall’incrocio dei dati l’ente verifica l’evasione della tassa in questione può procedere con la riscossione forzata del Canone Rai tramite le cosiddette cartelle esattoriali.

All’evasore può essere richiesto il pagamento arretrato fino a 10 anni addietro, dopo dieci anni infatti la tassa va in prescrizione. A questi si aggiunge poi anche la multa per aver evaso una tassa dello Stato.

Il Canone Rai per il 2021 è di 90 euro che vengono inclusi nella bolletta elettrica. Oltre chi non possiede l’apparecchio tv, possono chiedere l’esenzione gli over 75 con reddito annuo proprio e del coniuge non superiore agli 8 mila euro; gli agenti diplomatici; i funzionari o gli impiegati consolari; i funzionari di organizzazioni internazionali; i militari di cittadinanza non italiana o il personale civile non residente in Italia di cittadinanza non italiana appartenenti alle forze NATO di stanza in Italia.

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Canone Rai ed esenzione: chi controlla il reale possesso della tv?

L’Agenzia delle Entrate adotta quindi questa tecnica dell’incrocio dei dati attraverso verifiche su diverse banche dati disponibili riguardo le utenze intestate al presunto evasore. Ad esempio controllano la fornitura elettrica, eventuali abbonamenti a canali tv a pagamento.

Una volta raccolte tutte le prove attraverso l’incrocio dei dati, l’unico modo per avere la certezza che la dichiarazione del cittadino è falsa, è entrare fisicamente nella casa del presunto evasore e controllare che sia effettivamente in possesso del televisore.

E’ solo a quel punto che interviene la Guardia di Finanza. Gli agenti interverranno quindi soltanto in presenza di prove quasi schiaccianti raccolte dall’Agenzia delle Entrate e su autorizzazione del procuratore della Repubblica. Quindi perché gli agenti della GdF si presentino alla vostra porta ci vorrà un mandato del giudice a causa di gravi indizi di evasione fiscale.