Lettera di richiamo sul lavoro: vantaggi ed obblighi del datore

Come possiamo difenderci da una lettera di richiamo e soprattutto, a quali provvedimenti o sanzioni disciplinari andiamo incontro?

Lettera di richiamo sul lavoro
Datore di lavoro (Fonte foto: web)

Abbiamo appena ricevuto una lettera di sanzione disciplinare e vogliamo sapere in che modo comportarci e difenderci. Ebbene, il vincolo gerarchico che lega il datore di lavoro ed il suo dipendente, non termina con l’obbligo di rispettare le direttive e le policy aziendali, ma prevede anche un vero e proprio procedimento in caso di infrazione da parte del dipendente.

La procedura disciplinare o lettera di richiamo infatti, fu pensata per evitare qualunque possibile abuso da parte del datore di lavoro ed anche per garantire al lavoratore una possibilità di giustificarsi e fornire la propria versione dei fatti che gli vengono contestati.

Il potere disciplinare: si palesa all’interno del contratto di lavoro subordinato ed è caratterizzato dal vincolo di subordinazione del lavoratore al datore di lavoro. Il datore decide quali sono gli obblighi da rispettare, ma allo stesso modo ha l’obbligo di garantire che due punti vengano rispettati. Essi sono:

  • obbligo di non concorrenza: il lavoratore non deve svolgere attività in concorrenza con il datore di lavoro;
  • obbligo di riservatezza: il lavoratore non deve divulgare informazioni e documenti di cui è venuto a conoscenza a causa del rapporto di lavoro.

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In cosa consistono provvedimenti disciplinari e sanzioni disciplinari sul lavoro

Il provvedimento disciplinare è previsto dalla legge e l’esercizio del potere disciplinare dovrà rispettarlo. Esso si divide in tre fasi, ovvero:

  1. invio al lavoratore della contestazione disciplinare;
  2. esame delle giustificazioni scritte del dipendente o difese rese oralmente;
  3. adozione del provvedimento disciplinare.

Tre, anche i propositi da rispettare per una corretta lettera di richiamo, e sono:

  • essere tempestiva, ossia deve essere inviata subito dopo aver appreso i fatti;
  • specifica, ossia contenere l’indicazione specifica e non generica dei fatti;
  • immutabile, in quanto nessuna sanzione disciplinare può fondarsi su fatti che non sono stati previamente contestati.

Dopo aver letto o ascoltato le possibili giustificazioni di un lavoratore dopo un richiamo, il datore si potrà poi comportare in due modi:

  1. se ritiene che i fatti siano stati chiariti, può decidere di chiudere la pratica senza adottare provvedimenti;
  2. se ritiene, che le giustificazioni fornite non siano sufficienti, può adottare una sanzione disciplinare nei confronti del lavoratore.

Per quanto riguarda i provvedimenti sanzionatori poi, a cui potrà ricorrere, ce ne sono diversi, previsti dalla legge:

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  • richiamo verbale: nient’altro che un richiamo che avviene oralmente;
  • richiamo scritto o lettera di richiamo: un’ammonizione, in questo caso, per iscritto;
  • multa: si tratta di una trattenuta economica sulle spettanze del lavoratore che può essere, al massimo, pari a 4 ore di retribuzione;
  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione: con questa sanzione il lavoratore è esonerato dalla prestazione di lavoro e dallo stipendio per un massimo di dieci giorni;
  • licenziamento con preavviso: il lavoratore viene licenziato ma ha diritto al periodo di preavviso di licenziamento (o alla relativa indennità sostitutiva) previsto dal Ccnl applicato;
  • licenziamento per giusta causa: il lavoratore viene licenziato in tronco, senza diritto al preavviso, poiché l’infrazione commessa è così grave che non consente la prosecuzione, nemmeno momentanea, del rapporto di lavoro.