Chi non ha mai subito il fascino delle macchine da scrivere? Forse qualcuno potrebbe averne una in casa, senza sapere che può valere una discreta fortuna.

Macchine da scrivere
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Avere oggetti di valore in casa è ormai una possibilità concreta per molti di noi. Questo perché, col passare del tempo, vecchi strumenti di uso quotidiano hanno acquistato un certo livello di preziosità, anche da un punto di vista “romantico”. E ritrovarsi determinati oggetti nella propria abitazione, magari utilizzati come mero soprammobile o come ricordo affettivo, non ci consente fino in fondo di capirne il reale valore. Proprio perché, in tempi non troppo remoti, costituivano oggetti di uso comune.

Di esempi ce ne sarebbero a decine, ma uno in particolare sembra rispondere all’identikit del caso. Le buone, vecchie macchine da scrivere, di quelle che nell’immaginario popolare si associano ai migliori scrittori della metà del secolo scorso. Ecco, alcune di queste potrebbero valere una fortuna.

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Ricordi dorati: se hai questo oggetto a casa potresti guadagnare 2 mila euro

Molte di queste sono ormai veri e propri pezzi da collezione. Alcuni forse addirittura da antiquariato. Spesso sono ricordi dei nostri nonni, che ne avevano una in casa per chissà quale motivo. Nonostante questo, nei tempi difficili che viviamo a causa della pandemia, probabilmente a molti interesserà sapere che un oggetto simile può valere anche 2 mila euro. Una somma considerevole, a patto che la macchina risponda a determinate caratteristiche.

Ad esempio, per restare ai grandi marchi italiani, il primo nome che viene in mente è quello della Olivetti. Forse la macchina da scrivere più famosa in assoluto e, probabilmente per questo, anche una delle più comuni. Non sono infatti questi i modelli più preziosi, ma una Studio 46 potrebbe arrivare a fruttare tranquillamente 50 euro, mentre con modelli più rari come la M20, il possibile guadagno potrebbe lievitare a 400 euro.

Ma (e questo può essere difficile) è possedere un gioiello come una Remington n. 7 del 1899 che potrebbe davvero corrispondere a una svolta. Un oggetto di questo tipo, infatti, schizzerebbe automaticamente a 2 mila euro. Lo stesso per una Triumph n. 15 del 1930, oppure una Yost Mod. 20: tutti pezzi che sfiorano o raggiungono i 2 mila euro. Chi li supera è la Unica Picht Braille, chiamata così in onore di chi inventò il sistema di lettura per non vedenti. Valore: oltre 2 mila euro. Prezzo proporzionato alla rarità del pezzo, visto che i suoi esemplari si contano sulla punta delle dita.

A ogni modo, in casi come questo, il consiglio è quello di sempre: bilanciare necessità e affezione, e capire se un ricordo (se di ricordo si tratta) ha davvero un prezzo fissato.