L’ormai nota diatriba sull’aggiornamento della privacy che ha portato molti utenti in altri lidi, sembra ricadere anche su Facebook, che di Whatsapp tiene le redini.

Facebook
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Non è solo Whatsapp a risentire di problemi di fidelizzazione. La questione privacy, infatti, tocca da vicino anche chi del social di messaggistica tiene le redini, ossia Facebook. Non una novità, dal momento che il caso di Cambridge Analytica ha cambiato per sempre il modo di interfacciarsi con la F da parte degli utenti. Un affaire di livello internazionale, che portò addirittura il fondatore del social, Mark Zuckerberg, davanti alle Commissioni di Camera e Senato circa tre anni fa.

Ora il problema sarebbe meno macroscopico ma comunque sufficiente a sganciare progressivamente gli utenti dall’utilizzo del pioniere di tutti i social. La vicenda Whatsapp ha finito inevitabilmente per coinvolgere anche Facebook ma, forse senza considerare, che già di per sé il social costituisce una fonte nella quale attingere nostri dati, che peraltro forniamo spontaneamente.

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Privacy, così il ciclone Whatsapp colpisce anche Facebook: nuovo esodo

Sul database di Facebook vengono catalogate un’infinità di voci. A cominciare dal “Su di me”, una short list informativa sulle nostre tendenze, ciò che ci piace fare e altri piccoli dettagli della nostra intimità. E poi via col resto, srotolando una pergamena pressoché infinita del nostro identikit: sessioni attive, ovvero le interazioni con i contenuti del sito, indirizzo, numero di telefono, mail e via così, fino addirittura a valuta e carte di credito per chi si fida a tal punto.

Per non parlare delle foto. Tutto materiale che l’utente fornisce senza considerare troppo se potenzialmente a rischio, fidandosi completamente delle garanzie messe da Facebook. Le quali, fin qui, non erano mai state messe in discussione. O meglio, fino al patatrac di Cambridge Analytica, che ha cambiato per sempre la concezione del social e del modo di interagirvi. Anche se più a livello tecnico che pratico, visto che la condivisione resta il motore della società dei giorni nostri. Forse anche più di prima.