Al di là di cosa succederà in futuro, con Renzi che potrebbe decidere di tornare alla carica, quanto sta costando questa crisi di Governo?

Crisi di Governo, avete mai pensato ai costi? Miliardi da spendere meglio
Matteo Renzi (Fonte foto: web)

Giuseppe Conte resta saldo al comando, dopo il ‘Sì’ di Camera e Senato, con la crisi di Governo inscenata da Matteo Renzi, che non ha portato ai risultati sperati, ma è costata tantissimo.

Infatti, al di là dei possibili risultati, non era certo quello che ci voleva per un Paese già economicamente non in un periodo roseo, soprattutto a causa della pandemia Covid.

Delle possibili conseguenze di questa mossa, ha parlato tra le righe del Corriere della Sera, Milena Gabanelli, esprimendo il suo dissenso nella rubrica dedicata: “Nei 75 anni di storia repubblicana abbiamo avuto 66 governi e 29 presidenti del Consiglio con i continui cambiamenti che hanno un costo inquantificabile per il sistema-Paese”.

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Crisi di Governo, quanto ci è costata negli anni

A rendere meglio l’idea dei costi della politica, ancora il pezzo a firma Gabanelli-Ravizza. Ecco quanto si evince da un estratto: “I 70 giorni di gestazione per dar vita al primo governo Conte fanno impennare lo spread di 100 punti, passando da 144 a 241. Il costo per il sistema Paese è stimato in circa 10 miliardi”. Mentre un altro studio, dimostra che dal settembre 2014 al maggio 2018, il debito pubblico è aumentato di 5 miliardi.

Chissà tra l’altro, cosa ne penseranno del nostro Paese all’UE. Pensare che negli ultimi 10 anni, nelle 87 riunioni del Consiglio europeo per l’agenda politica dell’UE appunto, l’Italia ha partecipato ad oggi con ben sei premier diversi. Differenti gli score di altri Paesi, come Francia e Spagna con tre a testa, mentre la Germania ne ha portato sempre e solo uno.

Ed attenziona a chi accende la miccia per la crisi, perché i dati non sono dalla parte di chi ci ha provato. Vediamo infatti a proposito di Bossi che: “dopo aver fatto saltare il governo Berlusconi, alle elezioni del 1996 la Lega riceve più voti – passando dall’8,4 al 10% – ma deve uscire dalla coalizione di centrodestra, dimezzando così i seggi in Parlamento (da 178 a 86)”.

Ed ancora, Fausto Bertinotti, che dopo averci provato nel 1998, perse consensi ed alle elezioni politiche del 2001, arrivò solo al 5%, mentre prima contava su un 8,5. E pensare che Renzi avrebbe già dovuto imparare la lezione del 2014. Dopo aver fatto cadere il Governo Letta: “Incassa subito diventando il presidente del Consiglio più giovane della storia repubblicana e prende il 40% dei voti alle Europee. Ma nel dicembre 2016 è costretto a dimettersi dopo il fallimento del referendum costituzionale“.