Le vittime nelle case di riposo spingono le famiglie a far ricorso all’assistenza domestica. Sono perlopiù lavoratori stranieri ma aumentano gli italiani.

Lavoratori domestici
Foto di Luisella Planeta Leoni da Pixabay

Le novità introdotte dallo stato di pandemia sono state molte, tutte in grado di modificare la nostra quotidianità e imporre una sterzata imprevista alle logiche che l’avevano finora regolata. In tutti i settori, chiaro, soprattutto quello lavorativo. Sul quale, oltre al lockdown e alle restrizioni, hanno inciso anche i cambiamenti del nostro stile di vita, per forza di cose adeguato al coronavirus e alle sue implicazioni. Per restare all’ambito del lavoro, se il boom delle aziende tech era in qualche modo prevedibile (fra smartworking, call conference e compagnia bella), più curioso notare come si sia verificato un altro “boom”.

Il settore interessato è quello dei lavoratori domestici, fortemente gettonato durante il periodo della pandemia, dal momento che tantissime famiglie hanno fatto ricorso a figure come quelle delle colf o delle badanti, soprattutto per casi di assistenza ad anziani o persone disabili.

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Lavoratori domestici, boom in pandemia: sono soprattutto stranieri

Anche su questo ha influito la pandemia. Il numero elevato delle vittime nelle case di riposo ad esempio, che ha suggerito a molte famiglie di ricorrere all’assistenza domestica più che all’aiuto delle strutture in questione. Un settore che vede più che altro assunzioni di lavoratori o lavoratrici stranieri (il 70,3%, anche se in calo rispetto a una decina d’anni fa) e che peraltro subisce ancora la variabile del lavoro in nero. Peraltro anche in grosse percentuali: su due milioni di lavoratori domestici, sei su dieci sono in queste condizioni. L’Inps spiega che, nel 2019, i lavoratori domestici regolari erano 849 mila, addirittura in calo rispetto al 2018.

Per quanto riguarda il tipo di occupazione, si va dalle badanti (48%) alle colf (52%). Percentuali che non sembrano rispecchiare l’incremento delle une (+11,5%) e il calo delle altre (addirittura -32,1%). Anche in questo caso, però, subentra la questione del lavoro in nero: l’Inps, infatti, tiene conto nelle sue statistiche solo dei contratti registrati. I numeri dei rapporti di lavoro “informali” potrebbero far crescere l’una e far abbassare l’altra percentuale.

Sul piano di chi fa richiesta, gli stranieri sono nettamente più degli italiani. C’è un dato significativo però: il trend parla di un incremento di lavoratori connazionali come badanti, mentre il calo degli stranieri riguarda anche le colf. Le fasce d’età cambiano rispetto a qualche anno fa: oggi in prevalenza sono gli ultracinquantenni a impiegarsi in questi ruoli (52,4%).