Lo smart working ha creato il fenomeno del presentismo, ovvero essere sempre reperibili anche quando si è ammalati. Ecco cosa succede.

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Fonte PIxabay

Uno degli effetti dello smart working è quello del presentismo, ovvero essere sempre reperibili, anche quando si è ammalati, stanchi o stressati per lavorare.

Darsi malati quando si può lavorare da casa per molti datori di lavoro sembra essere un’utopia. Infatti, al suono di “tanto puoi lavorare dal letto”, moltissimi dipendenti non trovano il coraggio di mettersi in mutua.

Per tanti dipendenti non chiedere i giorni di malattia deriva anche dalla consapevolezza che, nel caso di perdita del posto, sarebbe davvero difficile trovarne un altro in tempi ragionevoli.

Lavinia Basso, Job & life coach, racconta che lo smart working così come concepito in Italia non è un vero e proprio lavoro a distanza. Ritenendo che il concetto di smart working, rispetto a quello di altri stati, è ancora molto lontano dall’essere compreso e applicato correttamente, perché non ha ancora maturato una sua cultura.

Lavinia Basso spiega che il fenomeno del presentismo deriva dal fatto che se il lavoratore è in ufficio allora il datore può vederlo e controllarlo, con il lavoro a distanza questo non è possibile. Infatti, lo smart working è concepito come una condizione di privilegio e, pertanto, deve esserci sempre.

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Smart working: come non essere sempre presenti

Al fine di non eccedere con il presentismo, ecco alcuni consigli che possono aiutarvi:

1. Bisogna mettersi dei paletti, con orari precisi: se si lavorano 6 ore, queste non devono diventare 10.

2. Educare il proprio datore di lavoro riguardo a cos’è lo smart working, che per legge non ha precisi vincoli di orari o luoghi di lavoro.

3. Si devono applicare almeno due stop al giorno. Uno tra il risveglio e l’inizio del lavoro, e uno tra quando si stacca e quando si va a letto, altrimenti ci si esaurisce.