C’è un Comune in Italia dove si è tornati a stampare la “Lira”. Lo scopo è quello di aiutare cittadini e commercianti del posto. Ecco dove.

 

In seguito al Covid il Governo ha deciso di adottare una serie di misure restrittive volte a contrastare la diffusione del virus. Una situazione che ha registrato un notevole impatto non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico. Molte famiglie, purtroppo, si ritrovano a vivere un momento particolarmente difficile, avendo anche qualche difficoltà nel riuscire a pagare le varie spese.

Proprio in questo contesto un Comune italiano ha ben pensato di tornare a stampare la Lira. Lo scopo è quello di aiutare i cittadini a fare acquisti, contribuendo in questo modo a dare un impulso all’economia, a sostegno dei commercianti locali.

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Il Comune dove si stampa la Lira: così si sostiene l’economia locale

ingria buoni acquisto
Fonte: Facebook

Nel 2002 vi è stato il definitivo cambio Lira-Euro, con tanti italiani che ancora oggi continuano a ricordare con affetto le tanto care vecchie lire. Ebbene, dovete sapere che vi è un Comune che è tornato a stampare la tanto amata Lira. Ad Ingria, in provincia di Torino, infatti, l’amministrazione comunale ha deciso di consegnare ai 45 abitanti del posto delle banconote, ribattezzate come “lira ingriese“. Ovviamente, come è facile intuire, non si tratta di una vera e propria moneta, bensì di buoni acquisto, che assomigliano agli euro, grazie ai quali poter fare compere presso gli esercizi della Valle aderenti all’iniziativa.

Da tempo come amministrazione avevamo in programma un provvedimento per poter intervenire in aiuto alle famiglie residenti nel nostro Comune“, ha spiegato alla stampa locale il sindaco Igor De Santis. Ma non solo, il primo cittadino ha anche voluto sottolineare come “l’idea di emettere dei buoni acquisto nella misura di 50 euro a cittadino, simpaticamente e iconicamente rappresentanti delle ipotetiche banconote di Ingria da 10 e 20 “Lire Ingriesi” (10 e 20 euro) vuole sottolineare l’unità e la rappresentanza delle nostre Terre Alte: un ennesimo sprono a tener duro, come noi gente di montagna sappiamo fare“.