Nel settore immobiliare del piccolo commercio sta dilagando una nuova realtà a cui moltissimi negozianti non voglio più fare a meno: lo shop sharing.
Shop sharing
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Lo shop sharing è la possibilità di subaffittare o prendere in subaffitto degli spazi permanenti o temporanei nei negozi di altri commercianti.

E’ da molto tempo che è in voga ma la pandemia l’ha sdoganato definitivamente. E’ proprio grazie allo shop sharing che moltissimi esercizi commeciali sono riusciti a sopravvivere, specie quando il dialogo, per un ribasso dei canoni, con le proprietà dei locali commerciali, non c’èstato.

Per molti negozianti quello dello shop sharing è solo una situazione temporanea, sottolineando di ritornare nel proprio negozio non appena l’economia si riprenderà; per altri, invece, si tratta di una soluzione permanenete magari aprire due o tre corner in tandem con altri colleghi, in varie città.

Lo shop sharing si differenzia dal Temporary Shop, ovvero il negozio temporaneo con durata non superiore ai 30 giorni, che permette di incrociare le esigenze dei proprietari dei locali ora sfitti, consentendo loro di riempirli, e quelle di coloro che cercano uno spazio per testare la fattibilità di un progetto di impresa.

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Shop sharing: i commercianti si coalizzano

I negozi di oggettistica fanno spazio, creano dei mini salotti che ospitano commercianti in esclusiva di candele artistiche. Oppure artigiani che decorano, creano dal vivo in ceramica e legno, in tessuto o cartapesta.

Gli estetisti fanno spazio a consulenti di riflessologia del piede, tatuatori, dermatologi. I parrucchieri creano dei box per i barbieri o gli stylist di passaggio che applicano le extension. Le boutique di moda ospitano corner stranieri, che offrono nuovi trend e prodotti mai visti.

Nelle gastronomie si cominciano ad affittare dei corner ai produttori che hanno spacci al dettaglio ma molto lontani dalle metropoli.

Per organizzare degustazioni speciali di vini, salumi, dolci mentre nei bar spuntano i corner di gelatai artigiani, anche con carrettino.