Il commissario Giuseppe Leogrande parla di “criticità” e “difficile tenuta finanziaria”. A rischio i compensi dell’intero organico di Alitalia.

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Altra brutta grana per il dossier Alitalia, che risale alla ribalta nazionale anche nel giorno in cui la conferenza dell’ex premier, Matteo Renzi, innesca l’ennesima crisi di governo. Il commissario straordinario nominato per la risoluzione della questione ormai annosa della compagnia di bandiera, Giuseppe Leogrande, ha convocato d’urgenza i sindacati. Lo scopo, evidenziare la forte “criticità del momento”, specificando come sia necessario un cambiamento di condizioni economiche e di mercato.

Detta in parole povere, a rischiare (e anche grosso) sono gli stipendi. Quella che Leogrande ha definito una “difficile tenuta finanziaria dell’azienda”, ha già portato a dei ritardi nell’erogazione degli stipendi nel mese di dicembre. Una circostanza che, se non si presenteranno determinate condizioni, potrebbe ripresentarsi anche nell’immediato futuro.

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Alitalia, allarme del commissario: l’Europa chiede spiegazioni su Ita

La crisi pandemica ha ovviamente contribuito ad aggravare un quadro già di per sé estremamente complicato. Le già difficili condizioni economiche, unite allo scarso numero di biglietti venduti, ha creato i presupposti per una nuova crisi della compagnia di bandiera. Rimasta, a quanto sembra, a corto di liquidità per poter elargire gli stipendi ai dipendenti.

E questo nonostante un indennizzo pari a 73 milioni di euro ricevuto dallo Stato a fine anno, come forma di sostegno dovuta proprio alla scarsità di lavoro degli ultimi mesi. Una somma comunque ridotta rispetto ai 150 milioni richiesti dal commissario, ovvero l’ultima parte dei 350 milioni stanziati dal Dl Rilancio per il 2020. A decurtare più della metà dei sostegni previsti è stata l’Unione europea, in fase di valutazione.

A proposito di Europa, la stessa Commissione ha fatto richiesta all’Italia di informazioni sulla newco Ita. Pur specificando come non si tratti di una bocciatura, l’Antitrust europeo ha evidenziato la necessità di “una discontinuità economica” tra Alitalia e il suo vecchio asset. In tal modo, si eviterebbe di considerare i 3 miliardi impiegati per la ricapitalizzazione di Ita come aiuti di Stato.