Diventano sempre più stringenti i criteri che gli istituti di credito e gli intermediari finanziari sono tenuti a seguire per concedere prestiti ai correntisti. 

I criteri più stringenti sono stabiliti dal regolamento EBA, la cui entrata in vigore è stata fissata a partire da questo mese di gennaio.

Secondo le nuove disposizioni cambierebbe il significato della “rilevanza” del pagamento arretrato, fissato a 100 euro per le famiglie e a 500 euro per le imprese.

Inoltre da questo mese, lo stato di default dei correntisti termina dopo 90 giorni dalla regolarizzazione dei pagamenti, mentre fino a dicembre la posizione si regolarizzava subito dopo il pagamento.

Lo scopo di questo cambiamento è armonizzare gli ordinamenti bancari italiani con quelli europei. Ma ci saranno pesanti ripercussioni.

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I conti correnti in rosso non saranno più ammessi e nessun pagamento sarà accettato in mancanza di liquidità. Questo potrebbe portare al blocco delle forniture di luce, gas e acqua, oltre che delle rate di finanziamento e di altri addebiti pagati con il Rid.

In realtà il piano EBA era già stato preannunciato nel 2016, nonostante le critiche di associazioni e sindacati.

Tutti questi cambiamenti causeranno difficoltà maggiori per una ripresa economica di famiglie e imprese. Le banche dovrebbero invece promuovere dei percorsi di prestiti e finanziamenti per agevolare la clientela, tenuto conto dei rallentamenti provocati dalla pandemia.

Pensate che uno sconfinamento, anche irrisorio, del conto corrente autorizzato comporterà una segnalazione immediata alla Centrale Rischi. La conseguenza purtroppo, sarà che la persona non potrà accedere a nessun finanziamento per ben 36 mesi.