Con le nuove direttive europee cambia il concetto di default e delle conseguenze che si possono riscontrare con andando in rosso. Ecco, cosa ne pensa Unimpresa.

conto corrente in rosso default

Con la nuova introduzione del concetto di defaul, da parte dell’Unione Europea, la nostra tanto amata flessibilità degli istituti di credito è andata a farsi benedire.

Le famiglie, ma anche le imprese, devono state attenti a non avere mai il conto in rosso perché gli addebiti automatici non saranno più consentiti.

Di conseguenza, non avere più soldi sul conto significherà non poter procedere più ai pagamenti di utenze, stipendi, contributi previdenziali, rate di finanziamenti.

L’Autorità Bancaria Europea, inoltre, intima le banche di segnalare il cliente alla centrale rischi. Questa nuova normativa mette in ginocchio una platea consistente di correntisti, come artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e famiglie, che non hanno più margini di manovra su piccoli sconfinamenti bancari.

Perciò a gennaio con il conto corrente scoperto, il rischio immediato è di essere moroso nei confronti di vari soggetti.

Le banche, almeno in una prima parte, dell’applicazione delle nuove regole, potrebbero avere una linea più morbida verso i propri correntisti e affidabili.

Purtroppo, la nuova normativa dell’Autorità Bancaria Europea non fa sconti.

Il cliente senza soldi sul conto corrente non potrà più pagare bollette, rate di mutui e finanziamenti e disposizioni automatiche di pagamento.

Unimpresa, ha parlato delle conseguenze a cui andranno incontro la PMI.

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Cosa rischia PMI con il nuovo concetto di default

Unimpresa, su questo tema ha segnalato che :“Tutto questo con danni enormi soprattutto per le piccole e medie imprese, per le quali la gestione morbida dei rapporti con le banche è spesso essenziale”-

In base alle nuove regole europee gli addebiti automatici, senza disponibilità sul conto corrente, non saranno più consentiti.

Quello che Unimpresa teme è il drastico stop ai pagamenti di utenze, stipendi, contributi previdenziali, rate di finanziamenti.

Salvo Politino, il vicepresidente di Unimpresa, ha così commentato “Alla base delle scelte del regolatore europeo c’è la necessità di armonizzare gli ordinamenti bancari, in effetti assai diversi fra loro. Tuttavia, la ricerca ossessiva di un cosiddetto level playing field ovvero di un campo di gioco livellato in tutta Europa corre il rischio di penalizzare in prima battuta le nostre banche e, a catena, la clientela degli stessi istituti. Quella che, sulla carta, nasce come una misura di equità si trasforma in una punizione severa per il nostro Paese e arriva in un momento difficilissimo per la nostra economia, tra le piu’ piegate dagli effetti della pandemia da Covid”.