Brutte notizie per gli inquilini morosi. Il lockdown, infatti, non salva i morosi che sono costretti a pagare. Ecco quanto stabilito da una recente ordinanza.

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In seguito all’emergenza Covid il governo ha adottato una serie di misure restrittive volte a contrastare la diffusione del virus. Una situazione che ha avuto un notevole impatto non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico. In molti, purtroppo, si ritrovano a dover fare i conti con un periodo di crisi e tra i settori più colpiti si annovera quello della ristorazione.

Le chiusure forzate e la diminuzione della clientela, infatti, hanno comportato una riduzione dei guadagni sia per bar che ristoranti. Molti imprenditori si sono così ritrovati ad avere molte difficoltà nel riuscire a saldare in tempo i canoni di affitto dei locali.

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Affitto al tempo del Covid, brutte notizie per i morosi

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Il tribunale di Roma, con l’ordinanza 29683 del 27 agosto aveva previsto uno sconto del 40% sui canoni di locazione commerciale. Con l’ordinanza del 16 dicembre, però, il tribunale capitolino ha modificato il proprio orientamento, ridefinendo i possibili rimborsi per gli imprenditori. In particolare è stato sottolineato che il lockdown non salva l’inquilino moroso il quale deve pagare anche se il negozio è stato chiuso e non è riuscito a registrare dei guadagni.

In caso di canone di affitto non pagato, quindi, l’inquilino moroso è costretto a lasciare l’immobile. Questo è quanto stabilito dalla nuova ordinanza del tribunale di Roma che ha dato torto all’inquilino, ovvero un negozio che aveva lamentato un grosso calo di fatturato per effetto delle conseguenze del Covid e del lockdown, così come imposto dai vari Dpcm.

Canone d’affitto, l’ordinanza del tribunale di Roma

A tal proposito, per il giudice i Dpcm adottati dal Governo durante l’emergenza sono illegittimi, in quanto durante il lockdown “hanno limitato i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali” ed anche quelli emanati durante la cosiddetta Fase 2 sono stati definiti “di dubbia costituzionalità“, soprattutto perché non è stato operato “un opportuno bilanciamento tra il diritto fondamentale alla salute e tutti gli altri diritti inviolabili“. Ne consegue, quindi, che quanto lamentato dal conduttore moroso non sia dovuto al Covid, bensì alle conseguenze dei provvedimenti adottati dalla Pubblica Amministrazione che le parti interessati avrebbero dovuto impugnare.

Soffermandosi sul caso specifico, inoltre, secondo il tribunale non c’è nessuna possibilità di ottenere per via giudiziaria una riduzione del canone in quanto “l’immobile è stato occupato anche durante la pandemia, e la prestazione corrispettiva, cioè il pagamento del canone, non può venire meno“. Nonostante l’emergenza, infatti, l’immobile non perde la propria destinazione d’uso, con il locatore che continua pertanto ad avere il diritto di ricevere i pagamenti spettanti.