Il Tempo riferisce di un errore di forma corretto appena in tempo, che avrebbe ridotto sensibilmente il bonus Irpef a partire dal 2021.

maxi manovra senato

Scivolone che ha del clamoroso, quello che sarebbe capitato proprio quando la Legge di Bilancio è al rush finale. E per correggere il quale, a non accorgersene in tempo, sarebbero potuti servire parecchio tempo ed energie. L’oggetto del contendere, secondo il Tempo, è la misura del cuneo fiscale ridotto, gli ormai arcinoti 80 euro disposti in busta paga dall’ex premier Matteo Renzi e allargati fino a 100 euro al mese da luglio a dicembre. Il punto è proprio questo: la modifica alla misura è stata pensata per questo lasso di tempo, con l’idea di renderla permanente a partire dal 2021.

Non erano però stati fatti i conti con un errore di forma. In poche parole, a partire dal mese di gennaio, chi aveva fin qui percepito l’importo aggiuntivo ha rischiato di trovarsi senza. Un’imperfezione che, pur a quanto pare presente fin dall’inizio dei lavori, non sarebbe stata notata nelle varie revisioni.

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Manovra, gli 80 euro di Renzi salvi per un soffio: la svista era clamorosa

Una bella gatta da pelare ma, per un soffio, sventata con l’intervento di revisione del Senato. Sarebbe stata la stessa presidente, Maria Elisabetta Alberti Casellati, a chiedere al governo di motivare lo svarione. L’errore è stato definito formale, in quanto la somma prevista per il bonus Irpef sarebbero già stati compresi in Legge di Bilancio.

Resta il fatto che, qualora l’errore fosse rimasto inosservato, chi ha percepito il bonus fin dall’inizio (ossia dal 2014) si sarebbe trovato uno stipendio ridotto di 30 euro, dal momento che anziché lievitare a 100, per il 2021 l’importo si sarebbe ridotto a 50.

Il provvedimento, infatti, risale ai tempi della legislatura dell’ex segretario del Pd. Inizialmente introdotto in via temporanea, con l’articolo 1 del Dl n. 66/2014, il cosiddetto bonus Irpef 80 euro era diventato strutturale dal 2015, con l’inserimento in Legge di Stabilità. Il meccanismo era molto semplice: il datore di lavoro riconosce in busta paga ai lavoratori un importo aggiuntivo, qualora il reddito non superi un valore complessivo di 26 mila euro. Un contributo minimo ma, comunque, un’aggiunta a quanto percepito. Che a quanto pare ha seriamente rischiato di venir meno.