Un’analisi di Cerved e Hawk ha mappato le aziende che potrebbero avere maggiori problemi di liquidità ed essere preda facile di organizzazioni dedite al riciclaggio: allarme ristorazione.

Ristorazione
Fonte: Pixabay

Sono circa 9 mila i ristoranti che a causa della pandemia potrebbero trovarsi in condizioni di vulnerabilità finanziaria che li renderebbero esposti a infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro. E’ quanto emerge da una indagine di Cerved e Hawk che, integrando dati di bilancio e alert AML, ha realizzato una mappatura geosettoriale delle aziende a maggior rischio di riciclaggio associato a possibili crisi di liquidità causate dal Covid.

Secondo l’indagine la ristorazione “è uno dei settori che pagherà più duramente le misure introdotte per contrastare la diffusione della pandemia. Il drammatico peggioramento delle condizioni economiche potrebbe far aumentare il rischio di infiltrazioni criminali, già ampiamente diffuso nel settore, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno”.

La crisi dovuta al blocco delle attività produttive ha reso la nostra economia più permeabile all’infiltrarsi della criminalità, offrendo terreno fertile per azioni speculative o illecite da parte delle aziende in difficoltà finanziarie “questo rischio è più consistente in settori come la ristorazione per cui si prevede una drastica riduzione dei ricavi e un forte fabbisogno di liquidità”, spiegano Cerved e Hawk.

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La ristorazione e il rischio infiltrazioni criminali

I ricavi della ristorazione, secondo l’indagine, faranno infatti registrare un crollo nel 2020 (-56%) che sarà associato a forti deficit di liquidità per molte imprese operanti nel settore, con importanti riflessi sui mancati pagamenti ai fornitori rilevati al 72,6% del totale delle fatture a maggio 2020 (contro il 36% di dicembre 2019).

Le attività di ristorazione risultavano già fortemente esposte al riciclaggio di denaro alle infiltrazioni della criminalità organizzata “per una serie di fattori strutturali legati al business, come l’utilizzo frequente di contante, gli alti livelli di manodopera irregolare e l’opacità della struttura proprietaria. La crisi economica innescata dalla pandemia ha accentuato la vulnerabilità del settore e ampliato i margini di infiltrazioni delle organizzazioni criminali che, grazie all’ampia disponibilità di denaro contante derivato da attività illegali, può acquisire facilmente la proprietà o il controllo di società in difficoltà finanziaria”.