Il tasso di povertà resta stabile dallo scorso anno a oggi ma l’incertezza della pandemia crea i presupposti per peggiorare la situazione.

Istat fatturato ordinativi
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La pandemia scava il solco delle disuguaglianze. A ribadirlo è l’Istat, che lo evidenzia all’interno del report Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie. Un dato che conferma come all’alimentazione vada prestata la massima attenzione. E non solo da un punto divista tecnico ma anche sul piano NFIW WS UEOP. In sostanza, secondo l’Istituto di Statistica, la situazione attuale contribuisce a una crescita della forbice fra abbienti e meno abbienti.

Restando ai numeri, si parla di un 25,6% di cittadinanza a rischio di povertà o esclusione sociale. Una percentuale in leggero calo rispetto al 2019 (27,3%) ma che resta lo stesso altissima ragionando in termini assoluti. Anche perché la quota di individui a rischio povertà restano un 20,1%.

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Povertà, indici stabili ma a rischio: il quadro dell’Istat scava il solco delle disuguaglianze

Non è solo questione di stili di vita. Il report mette in luce come alcuni settori proseguano con le loro condizioni di sofferenza dovuta alla pandemia. E, al contempo, come diverse persone abbiano bisogno di entrare a contatto, di reinserirsi a tempo pieno nel mondo del lavoro. Nel 2018, il reddito netto medio delle famiglie era di 31.641 euro. Ora, pur crescendo sul piano nominale, cala dello 0,4% dal punto di vista reale.

Anche la disuguaglianza, pur restando stabile, è ancora un dato che preoccupa. Anzi, secondo il report il reddito totale delle famiglie più abbienti resta sei volte quello delle famiglie più povere. Un dislivello notevole, anche se in flessione. Nel 2019, è il 20,1% delle persone a trovarsi alle sogli della povertà, percependo un reddito netto inferiore ai 10.299 euro. Ossia, 858 euro al mese. Addirittura il 7,4% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale.

Geograficamente resta il Sud Italia la Regione più soggetta al fenomeno. Per restare ai numeri, il calo dell’indicatore dell’attività lavorativa è stato notevole oltre che inevitabile. Addirittura 10,0% dal 12,8% del 2016). Per ora le soglie di povertà restano stabili (20,6% nel 2016 e 20,01% oggi) ma riuscire a mantenere la linea di galleggiamento è oggi uno dei compiti più difficili.