Con l’elezione di Joe Biden, Washington e Bruxelles riscrivono le strategie di scambio. Ma sia Usa che Europa dovranno retrocedere su qualcosa.

Europa Usa
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Il passaggio di consegne, al netto di tutto ormai certo, alla Casa Bianca, consentirà probabilmente una diversa sinergia fra Europa e Sati Uniti. Merito della filosofia del presidente eletto Joe Biden, più incentrata alle relazioni transatlantiche di quanto non lo sia stata quella di Donald Trump. Il che ha già riacceso, prima ancora di cominciare a lavorare, la scintilla del trade interoceanico.

Usa e Unione europea sarebbero infatti in procinto di siglare una nuova intesa commerciale, basata sull’idea già avanzata a suo tempo dal Trattato transatlantico (il Ttip) che mise in piedi l’amministrazione Obama a metà del suo secondo mandato. Un lascito tutt’altro che raccolto dal suo successore, più restio all’idea di liberalizzare il commercio fra le due sponde dell’oceano su una logica priva di barriere tariffarie.

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Europa e Stati Uniti già nel dopo Trump: ottimismo per la nuova intesa commerciale

Da qui, l’idea di riprendere il filo interrotto. Da una parte grazie a un presidente che cercherà di re-innescare il filone democratico, puntando sulle premesse dell’inquilino della Casa Bianca di cui fu vice. Dall’altra, sfruttando un vuoto lasciato da quattro anni in cui le relazioni con l’Europa sono giunte ai minimi termini, vista la politica improntata sul protezionismo sviluppata dalla parentesi repubblicana.

E se l’Europa ha stilato le possibilità nel trattato “Una nuova agenda transatlantica per il cambiamento globale”, il presidente eletto ha più volte fatto il suo endorsement per una nuova politica commerciale incentrata sia sul potenziamento delle vie di scambio con l’Europa, che sulla creazione di un super-asset in grado di rivaleggiare con l’espansione del trade cinese nel Pacifico orientale.

Un percorso affascinante ma non privo di qualche rischio. Per gli Stati Uniti si tratterà di mettere un punto a quattro anni di forte stampo nazionalista, rinunciando a pretese su materie prime di rilevanza strategica (soprattutto metalli). Così come per l’Europa la retromarcia è attesa sulla questione dei marchi digitali americani. Niente sanzioni, o quantomeno più ridotte per i colossi del web. La volontà è di chiudere con un deal e se ognuno deve rinunciare a qualcosa la sensazione è che lo scambio sia equo.