I mesi invernali vedranno una ulteriore e definitiva contrazione dei fatturati di uno specifico comparto con 1 imprenditore su 10 che prevede un azzeramento totale delle entrate.

Ristorazione
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Un crollo di metà del fatturato tra giugno e ottobre 2020 per il 26% delle imprese della ristorazione. Questi dati senza precedenti di un comparti che più di tutti ha pagato lo scotto della crisi da Covid. E le ultime notizie che arrivano dal Governo con la volontà di una serrata nei giorni precedenti le festività aggiunge ansia ad una situazione già di per sé difficile.

Eppure, durante l’estate, quando il virus sembrava aver allentato la sua presa sul Paese, il settore aveva respirato un pò soprattutto nelle località di mare contribuendo a diluire il dato medio della perdita dei fatturati che si era stabilizzato ad un -35,9%.

Quello che manca oggi sono le prospettive per il futuro e in questo momento i ristoratori vedono nero, molto nero. L’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, ha ripreso i dati recenti forniti dall’Istat e gli scenari non sono positivi.

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Ristorazione e Dpcm, la Fipe vede la sfiducia delle imprese verso il futuro

Per la Fipe siamo dinanzi ad “un disastro annunciato”, determinato dal clima di sfiducia che si è venuto a consolidare durante l’autunno quando solamente il 15,1% delle imprese della ristorazione e dell’accoglienza ha potuto restare completamente aperto, lavorando a pieno regime pur in un contesto di generale debolezza dei consumi.

La stragrande maggioranza ha invece dovuto fare i conti con una limitazione della propria attività, confinata spesso al solo asporto e ad un po’ di food delivery almeno per chi ha deciso di farlo.

Inoltre, secondo lo studio pubblicato dall’Istat il 4% circa delle imprese della ristorazione che ha completamente chiuso i battenti durante l’autunno, non ha alcuna speranza di riaprire. Una percentuale anche 5 volte più alta rispetto ad altre categorie di imprese e professionisti. Un dato che ben fotografa chi è stato davvero a pagare più di altri la crisi da Covid-19.