Non si era più ripreso dalla crisi nata dall’arrivo del coronavirus, ha raggiounto la compagna e gli amici a Roma, poi l’epilogo che non ti aspetti.

Il suo amico del cuore racconta che Paolo non si era mai ripreso dalla crisi economica causata dal coronavirus e relativo lockdown. Era distrutto, soprattutto mentalmente. La sua agenzia pubblicitaria che organizzava anche eventi in discoteca, è stata una delle prime attività bersagliate dalle restrizioni: non ha mai più aperto, proprio come le sale da ballo. E quando lo ha fatto non ha avuto la forza per rialzarsi. Paolo Piccardo era molto conosciuto nel suo ambiente torinese.

«Perché l’ha fatto?  – racconta il suo amico Pidò – Lo sa solo lui, certo da qualche tempo era abbattuto, preoccupato: il Covid, quest’anno infame, lo avevano messo in difficoltà. L’azienda faticava a riprendersi, aveva paura di non farcela a pagare le tasse, le bollette». Aveva 53 anni, Paolo.

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“Aveva paura di non farcela a pagare le tasse, ho cercato di salvarlo”

L’amico e collega imprenditore ha cercato disperatamente di strappare Paolo alle acque del Tevere dove si era gettato, ha rischiato anche lui di annegare e di morire assiderato ma i Vigili del Fuoco lo hanno salvato. Il corpo del suicida è stato recuperato all’altezza del Ponte Fabricio, si era gettato dal pinte Garibaldi.

I carabinieri della compagnia di Trastevere stanno indagando sull’accaduto. A Roma si trovavano anche le due compagne degli amici, ma non hanno assistito alla tragedia.

«Dai, Paolino, andiamo. Torniamo indietro». «No, vai tu, io rimango un po’ qui». le ultime parole fra amici. «Non potevo pensare che non l’avrei più rivisto. All’improvviso è sceso dal marciapiede sul lungotevere, ha raggiunto di corsa il ponte e si è buttato di sotto dopo aver scavalcato il parapetto. Lei che avrebbe fatto? Ho raggiunto il greto del Tevere e intanto ho telefonato ai carabinieri. Poi mi sono buttato anch’io…».