Tra il 2019 ed il 2020 la pressione fiscale è cresciuta dal 41,9% del Pil al 42,4%: quinto peggior dato tra i Paesi in area Ocse.

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Una scalata costante di cui il Paese non può andare fiero, quinto posto tra i Paesi dell’area Ocse in tema di pressione fiscale in rapporto al Pil. Un’ascesa che ha visto il passaggio dal 41,9% registrato nel 2018 al 42,4% registrato nel 2019. In media, nell’intera area Ocse la pressione rallenta posizionandosi al 33,8%. E’ quanto emerge dal rapporto 2020 pubblicato dall’Ocse.

E’ proprio l’abbassamento della pressione fiscale, con una riforma dell’intero sistema, è tra gli obiettivi del 2021 di Palazzo Chigi così come confermato dal premier Conte in un recente intervento all’assemblea nazionale dell’Anci. Questi dati arrivano anche quando impazza il dibattito sulle diverse proposte di patrimoniale messe in campo, da quella presentata come emendamento alla Legge di Bilancio alla Camera a firma Fratoianni-Orfini, e quella sui super ricchi proposta da Beppe Grillo ieri sul suo blog.

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Recovery Fund, Confindustria:”Governo industrissimo su progetti e governance”

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Legato al tema della pressione fiscale e della ripartenza dell’intero Paese è quello dei progetti abbinati al programma europeo del Recovery Fund. Il Governo vi dedicherà un Cdm ad ho lunedì prossimo per stabilire forma e sostanza della governance dei progetti. Si parla di un supermanager a vertice di una struttura piramidale.

A criticare l’approccio finora adottato dal Governo sul Recovery Fund è Confindustria. Gli industriali imputano a Palazzo Chigi ritardi importanti:”Abbiamo passato 6 mesi tra Stati Generali, precise richieste su priorità per l’uso del Recovery Fund e interventi strutturali e riforme in coerenza con le linee guida della Commissione UE e lezioni apprese in 25 anni di bassa crescita. Al Ministro Patuanelli riconosciamo sensibilità e collaborazione su temi come Industria4.0. Ma che sul Recovery il governo sia indietrissimo su progetti e governance è e resta un fatto oggettivo e innegabile. Se lo diciamo è per cambiare marcia, nell’interesse del Paese, ascoltando noi e le forze sociali. Non per calcoli politici che non ci appartengono”.

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