I commercianti di Amalfi, probabilmente presto seguiti da tutto il Paese, hanno dato via allo “sciopero fiscale”

Commercianti di Amalfi in sciopero: "Niente tasse nel 2021"
Fonte foto: (web)

In un momento delicato per tutti, capi di governo e cittadini, pare che lo Stato italiano stia facendo un po’ troppa confusione. Continui battibecchi sul Mes, lancio della Patrimoniale salvo ripensamenti, ma soprattutto agevolazioni fiscali da crisi dovuta al Covid, che non convincono.

Per questo motivo, molti commercianti hanno fatto partire il loro dissenso e soprattutto il loro sciopero, dalla Campania, più precisamente dalla Costiera Amalfitana. Lo sciopero però ha del singolare, infatti non si tratta di lasciar vuoti i posti di lavoro, ma parliamo di un vero e proprio “sciopero fiscale“.

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L’ideatore dello sciopero: “Lo Stato ci ha abbandonati”

A dare il là a questa iniziativa, l’ideatore, che si chiama Franco Florio ed è titolare di un negozio di pelletteria, nella cittadina di Amalfi, provincia di Salerno. Il titolare del negozio che si trova nel centro storico del caratteristico paesino di costiera, ha affermato che le sue intenzioni non nascono dalla voglia di evadere le tasse, ma dall’inadeguatezza della classe politica che vige al momento.

Lo Stato ci ha lasciati soli, e quindi non abbiamo altra alternativa per far sentire la nostra voce, che proclamare lo sciopero fiscale“. Con queste semplici parole, riportate da molti quotidiani campani, Florio spiega da dove nasce l’idea, pare, molto seguita.

Non solo a Salerno e Scafati, dove ha trovato i primi seguiti quest’innovativa idea, il commerciante amalfitano è stato seguito. La notizia, è arrivata anche in Puglia, Liguria, Calabria, dove già diversi commercianti hanno fatto sapere che sposeranno la causa. Il rischio, per loro come per Florio è molto alto. In termini di legge logicamente, non possono esimersi dall’emettere scontrini e dichiarare le loro vendite, ma questa potrebbe rivelarsi una mossa che potrà dare in futuro una scossa ed una sveglia al Governo, che appunto sembra non venire incontro alle esigenze dei commercianti, in periodo di crisi.

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