Pensione, fine lavoro con 30 anni di contributi? Si, se con questo requisito

Nodo pensioni. Nel paese si riaccende il discorso circa la necessità di una rivalutazione più che mai efficace di ogni regolamento.

Questione pensione ancora una volta al centro del dibattito pubblico. Periodicamente i nodi arrivano più che mai al pettine, considerando le situazioni che via via vanno delineandosi con il passare dei mesi. Sempre più spesso piovono riflessioni circa le varie modalità attualmente disponibili in merito ad eventuali pensionamenti. Sempre più spesso la situazione risulta essere più che mai ingarbugliata.

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Pensione con 30 anni di contributi – contocorrenteonline

Al momento i criteri di accesso alla tanto sospirata pensione sono più che mai chiari e fermi a una concezione più che mai standardizzata, per il momento, dell’intero regolamento. 67 anni di età con almeno 24 anni di contributi. In ogni caso alcuni spiragli per fare altrimenti ci sarebbero in ogni caso.

Nei casi in cui non è possibile rispettare quelli che sono considerati quasi requisiti minimi allora la strada che si scorge, davanti agli occhi del potenziale pensionato è quella dell’assegno sociale, fissato nel 2022 a 468 euro. Per accedere alla pensione prima dei 67 anni bisogna avere almeno raggiunto l’età di 66 anni e 7  mesi e una quota contributi parli a 30 anni.

Tra gli aventi diritto alla pensione troviamo chiaramente anche gli iscritti all’Inps per la categoria casalinghe o al Fondo Casalinghe. In quel caso il pensionamento è possibile con meno di 10 anni di contributi.

Discorso diverso per la schiera di professionisti che chiaramente godono di condizioni completamente diverse in base ai vari albi. In alcuni casi, per esempio si può percepire una rendita mensile con soli 4 anni di contributi, una situazione davvero al limite insomma, in un certo senso.

Per quel che riguarda gli avvocati per esempio l’età minima per il pensionamento è di 70 anni con almeno 5 anni di contributi. Per i consulenti del lavoro invece il tetto età è fissato a 69 anni con almeno 5 anni di contributi anche in questo caso. Psicologi in pensione invece a 65 anni.

Pensione, fine lavoro con 30 anni di contributi? Cosa succede in casi diversi da quelli elencati

Nel caso in cui non si dovesse rientrare in nessuna delle categorie in qualche modo esaminate il discorso sarebbe da considerare in maniera del tutto diversa. Nel caso specifico cosi come riportato da numerose fonti anche sul web le opportunità all’orizzonte sarebbero di fatto due:

  • optare per la rinuncia alla pensione, riconoscere che i contributi versati all’INPS non sono rimborsabili e richiedere una misura assistenziale, che costituisce l’opportuna alternativa pensionistica per i soggetti privi di contributi;
  • provare a soddisfare il requisito minimo di 30 anni.

Avendo dalla propria la relativa autorizzazione Inps per esempio potrebbe essere possibile riscattare almeno cinque anni di contributi non versati che possono comprendere gli anni di laurea, maternità e periodi eventuali di lavoro non contributivi. In ogni caso è possibile poi versare volontariamente altri cinque anni di contributi. Sostanzialmente, dunque, le soluzioni ad ogni tipologia di intoppo dovuto a specifiche condizioni ci sarebbero eccome. Nodo pensioni insomma sempre più ingarbugliato, anche se spesso “scioglierlo” diventa addirittura semplice. Almeno cosi sembra.

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