Pensione con 5 anni di contributi: l’incredibile opportunità che in pochi conoscono

Pochi sanno che è possibile andare in pensione con 5 anni di contributi. I dettagli di quest’incredibile opportunità.

In base all’attuale sistema pensionistico italiano, per accedere alla pensione di vecchiaia è necessario raggiungere 67 anni di età e aveva effettuato almeno 20 anni di versamenti contributivi.

Pensione con 5 anni di contributi
Conto corrente

Dunque, al di sotto dei venti anni di contributi sembra impossibile andare in pensione. Tuttavia, non è così: esiste un caso, poco conosciuto, che permette di ottenere un assegno di pensione con soli cinque anni di versamenti.

Quest’opportunità è stata conservata anche per il 2023. Scopriamone i dettagli.

Pensione con 5 anni di contributi: com’è possibile?

In Italia, andare in pensione con meno di 20 anni di contributi non è semplice, ma non è impossibile.

Sebbene il sistema di pensione di vecchiaia ordinario prevede il raggiungimento di 67 anni di età e il versamento di almeno 20 anni di contributi, c’è un’opportunità, poco conosciuta, che prevede un numero inferiore di anni contributivi.

Anche nel 2003, è infatti possibile accedere alla pensione di vecchiaia con soli 15 anni di contributi. In questo caso, è necessario fare riferimento ad una delle tre deroghe Amato.

Tuttavia, è possibile andare in pensione anche con soli cinque anni di anzianità contributiva, anche se occorre attendere il raggiungimento del 71° anno di età.

Infine, per coloro che hanno pochi anni di contributi e non riescono ad accedere alla pensione di vecchiaia, c’è la possibilità di ricevere l’assegno sociale. Ma, è prevista la soddisfazione di specifici requisiti legati al reddito.

Ad ogni modo, il sistema pensionistico italiano prevede la possibilità di accedere alla pensione già prima del sessantasettesimo anno di vita, con pochi contributi, in presenza di una condizione accertata di invalidità.

In questo caso, il soggetto ha la possibilità di ricevere il cosiddetto assegno ordinario d’invalidità o la pensione d’inabilità.

Come funziona la legge Amato

La legge Amato del 1992 prevede tre diverse deroghe, che consentono di andare in pensione anche con meno di 20 anni di contributi.

In particolare, la legge Amato permette ad un numero limitato di persone, l’opportunità di ritirarsi dal lavoro anche con quindici anni di versamenti. La deroga in questione è rivolta a coloro che, entro il 31 dicembre 1992, potevano già aver maturato uguale a 15 anni di versamenti contributi.

La seconda deroga Amato, invece, era riservata a chi, entro il 31 dicembre 1992, aveva ottenuto l’autorizzazione al versamento volontario dei contributi. In particolare, la seconda deroga prevedeva che il soggetto richiedente potesse accedere anche senza aver ancora versato i contributi volontari.

Infine, vi è l’ultima deroga che autorizza il pensionamento con 15 anni di versamenti per coloro che hanno maturato un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni. Però, per poter accedere a quest’opportunità è necessario che almeno un contributo sia stato maturato nel regime retributivo, ovvero in data precedente al 31 dicembre 1995.

Inoltre, l’autorizzazione al pensionamento con 15 anni contributivi è rivolta anche in favore di coloro che hanno almeno 10 anni di contributi versati, non sufficienti alla copertura dell’intero anno contributivo. È questo il caso dei lavoratori part time.

Le deroghe Amato si rivolgono ai lavoratori della “vecchia guardia”, ovvero quelli per i quali vale il metodo di calcolo misto.

In pensione con cinque anni di contributi

Ad alcune categorie di persone è consentito andare in pensione con 5 anni di contributi.

Sebbene, in Italia, la pensione di vecchiaia sia accessibile a partire dal 67° anno di età, in presenza di specifiche condizioni, il pensionamento può avvenire prima.

Tuttavia, per accedere a quest’opportunità è necessario maturare un requisito anagrafico più alto, di 71 anni.

Per beneficiare di questa possibilità, il soggetto in questione deve avere un’infermità o un difetto fisico o mentale che comporta una capacità lavorativa ridotta di almeno un terzo. In tal caso, la normativa prevede l’erogazione di un assegno ordinario di invalidità a patto di aver maturato almeno cinque anni di versamenti contributivi, di cui tre nell’ultimo quinquennio.

Per questi soggetti, il raggiungimento del sessantasettesimo anno di età comporta la trasformazione automatica della pensione, in pensione di vecchiaia.

La pensione sociale

Vi è poi un’altra opportunità che non è una vera e propria pensione e che permette di ricevere un’indennità mensile, senza aver versato alcun contributo.

È questo il caso dell’assegno sociale che è riconosciuto al raggiungimento del sessantasettesimo anno di età, in favore dei soggetti che si trovano in una condizione di difficoltà economica.

Dunque, la disciplina ha fissato i requisiti reddituali che danno accesso all’assegno sociale stabilendo che:

  • Per chi ha un reddito personale pari a zero ha diritto alla misura piena;
  • Chi ha un reddito da coniugato inferiore a 6.542,51 euro riceverà l’importo pieno;
  • Chi ha un reddito personale inferiore a 6.542,51 euro o un reddito da coniugato inferiore a 13.085,02 euro riceverà l’assegno in misura ridotta.

Ad ogni modo, in base alle rivalutazioni effettuate nel 2023, l’assegno sociale ha un importo di 503,27 euro. I soggetti con più di 75 anni di età percepiranno un assegno del valore di 600 euro.