Mutuo, in bilico fra i tassi: come sciogliere il dubbio

L’inflazione rende sempre più frequente un’interrogazione sul proprio tasso di mutuo. Quale sia il più conveniente, però, dipende da una serie di fattori.

 

Il tasso di inflazione non viene aggiornato da un paio di mesi ma in fondo non occorrono i numeri per rendersi conto dell’incidenza sul welfare sociale.

Mutui cambio tasso
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A novembre il tasso si attestava su vertici storici, sfiorando il 12%. In media, durante il 2022, l’Italia ha viaggiato quasi sull’8%. Cifra che, in modo abbastanza evidente, ha inciso sulla capacità di spesa dei contribuenti e, nondimeno, sulla possibilità della classe media di accedere a strumenti come prestiti e finanziamenti. Anche in virtù di un tasso occupazionale non propriamente congruo a una delle principali economie mondiali. Tuttavia, non c’è solo chi cerca ma anche chi ha già usufruito di un prestito, magari di un mutuo, e che si ritrova ora a dover fare letteralmente i conti al centesimo. I tassi i interesse, aumentati drasticamente, hanno in qualche modo imposto una riflessione ai titolari di mutui, sia con tasso fisso che con tasso variabile.

Con un particolare riverbero per chi, all’epoca dell’apertura del contratto di mutuo, ha scelto la seconda opzione. Tanto che, di recente, numerosi beneficiari hanno iniziato a valutare seriamente la possibilità di effettuare il fatidico passaggio di tasso. Resta però da capire non solo quale tasso effettivamente convenga ma se, alla lunga, un’eventuale modifica degli accordi stipulati possa essere realmente conveniente. La prima Legge di Bilancio del Governo Meloni, nonostante il ferro e fuoco sulle accise relative al carburante, in questo senso sembra dare qualche risposta. È la legge stessa, infatti, a prevedere la possibilità non solo di surroga o sostituzione, ma anche di rinegoziazione con la banca ottenendo il cambio del tasso di interesse e senza ulteriori costi.

Mutuo a tasso fisso o variabile? Ecco quando cambiare conviene (e perché)

Le aspettative di mercato per il 2023 sono più o meno tutte concordi. I volumi di scambio dei due anni pandemici, paradossalmente, erano stati abbastanza ampi da consentire un intervento piuttosto regolare sul mercato immobiliare, anche grazie alle agevolazioni previste per i più giovani (la famigerata garanzia statale per gli under 35). Il perdurare dell’instabilità, però, rende complicato immaginare un 2023 florido e questo per una serie di ragioni. Dall’andamento dei prezzi, se non al rialzo nemmeno al ribasso, al tasso di inflazione. Col problema, non secondario, di una progressiva diminuzione del prodotto. circostanza che, pur a fronte di una (leggera) discesa dei prezzi, manterrebbe elevati i valori d’acquisto. Stesso discorso per quel che riguarda i tassi, previsti su percentuali elevate anche per l’anno in corso.

Per chi volesse effettuare il fatidico passaggio, però, la possibilità esiste. La Legge di Bilancio 2023 prevede questa opportunità a patto di rispettare alcune condizioni base. Nello specifico, che il mutuo sia inferiore a 200 mila euro e che l’Isee del mutuatario non superi i 35 mila. Inoltre, costui non dovrà figurare in ritardo con i pagamenti, né con arretrati maturati e poi saldati. Nella fattispecie, il passaggio potrebbe avvenire in modalità differenti: innanzitutto rinegoziando direttamente il mutuo, in modo gratuito e senza limiti di importo (e per quante volte si vuole). Sarà la banca a valutare se sussistano o meno le condizioni ideali al passaggio. Si tratta del sistema più semplice, già previsto ma rafforzato dalla Legge di Bilancio che, in caso di valutazione positiva dell’istanza, andrebbe a garantire il passaggio limitando al massimo la possibilità delle banche di opporre un rifiuto.

Occhio alla convenienza però. Perché, per quanto possa sembrare apparentemente più vantaggioso, il tasso costante non risentirebbe di alcuna influenza, nemmeno in positivo. Secondo un’analisi di Altroconsumo, in questo momento una rata standard per un mutuo a tasso variabile si attesterebbe a meno di 800 euro al mese. Potenzialmente aumentabili ma anche il contrario. Una rata ordinaria con tasso fisso sfiorerebbe i 900 euro, senza possibilità di variare. Ma con la garanzia della costanza.