Hai il clacson facile? Attenzione, non sai cosa rischi…

Mai usare con leggerezza il clacson. Non lo dice solo il Codice della Strada ma anche i giudici della Corte di Cassazione.

Forse, qualche decennio fa, mettersi al volante di un’auto avrebbe esercitato un certo fascino sui più giovani. Oggi come oggi, probabilmente per l’aumento vertiginoso di veicoli circolanti, tale attrazione svanisce presto una volta seduti al posto di guida.

Clacson divieto
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Traffico aumentato, lavori su strada, intasamenti dovuti a restringimenti o incidenti, semplici orari di punta o parcheggio selvaggio… I fattori che incidono sul disamore nei confronti della guida sono diversi e tutti agiscono abbastanza in fretta sull’automobilista medio. Il problema è che tali aspetti intervengono anche sulle abitudini al volante e, nello specifico, sulla nostra relazione diretta con gli altri fruitori della strada pubblica. Ed ecco che, improvvisamente, alcuni atteggiamenti si trasformano in pericolosi effetti boomerang, con tanto di normative vigenti e giurisprudenza sul caso. Il quale, nello specifico, è l’uso spropositato del dispositivo di segnalazione acustica in dotazione alle nostre vetture.

Sì, esattamente quello che noi chiamiamo clacson. L’uso del quale non solo è disciplinato dal Codice della strada ma, addirittura, è limitato da alcune specifiche sentenze della Cassazione. Guai ad abusarne quindi. Il suono ripetuto e non supportato da motivazioni valide, potrebbe persino sconfinare in un reato. Bruttissimo affare, soprattutto per coloro abituati a utilizzare il clacson con troppa leggerezza. Magari per richiamare l’attenzione di qualcuno o semplicemente per un riflesso dettato dall’impazienza. Occhio a quello che si decide di fare…

Clacson, l’abuso è reato: cosa dice la Corte di Cassazione

Partiamo dal Codice della Strada. Le normative che lo compongono non solo consentono l’uso del clacson ma, in determinate circostanze, lo impongono. L’indicatore acustico, però, non è uno strumento musicale (e anche in quel caso, in luoghi pubblici, ci sarebbe da discutere) e, soprattutto, non è un mezzo di intimidazione. Né, tantomeno, un dispositivo volto a infastidire qualcun altro. Una normativa del Codice, per la precisione l’articolo 156, stabilisce che il dispositivo di segnalazione acustica è necessario per avvisare gli altri conducenti, oppure i pedoni, di un pericolo imminente. Banalmente, ad esempio, viene utilizzato per avvertire un pedone che attraversa la strada dell’arrivo di una vettura (anche della nostra), qualora non se ne fosse accorto. Stesso discorso per un’auto ferma a rischio di essere tamponata da un’altra che sta facendo retromarcia.

Letteralmente, il clacson va sì utilizzato ma “con la massima moderazione e solamente ai fini della sicurezza stradale”. Niente di più, niente di meno. Anzi no: al di fuori dei centri abitati, l’uso è consentito qualora le condizioni ambientali lo richiedano, ad esempio per evitare incidenti. Anche in questo caso, però, il suggerimento del Codice è quello di usare perlopiù gli abbaglianti, specie durante le ore notturne, per segnalare una situazione di pericolo. Questo al fine di evitare rumori inutili. In alcune circostanze sussiste addirittura un divieto, ad esempio nei piccoli centri abitati, a meno che, chiaramente, non vi sia un caso di imminente pericolo. Il divieto, dunque, si estende alle situazioni di traffico: non si può suonare il clacson per sollecitare la ripartenza di qualcun altro al semaforo, né per invitare qualcuno a scendere di casa. In alcune circostanze (come il festeggiamento per una vittoria o un matrimonio), ai divieti vengono concesse delle deroghe “non scritte”.

La sentenza della Cassazione

In buona sostanza, cosa rischia chi suona troppo il clacson? La sanzione può essere doppia: amministrativa e/o penale, a seconda che ve ne siano gli estremi. Chi viola il divieto, azionando il dispositivo in zona vietata, può incappare in una multa da 42 a 173 euro. Qualora vi fossero invece gli estremi per il reato di molestie, la condanna potrebbe addirittura essere penale. In una recente sentenza, la Cassazione ha ritenuto colpevole una donna per aver oltrepassato la soglia di tollerabilità, vista l’abitudine di suonare il clacson in modo ripetuto e prolungato di fronte all’abitazione del vicino di casa. Il tutto, addirittura per nove mesi consecutivi. Abbastanza, secondo i giudici, per far assumere al caso l’aspetto della petulanza per motivi biasimevoli.