Quoziente familiare, tasse leggere per le famiglie, ma c’è un’incognita

Il Governo Meloni al lavoro sul quoziente familiare. Misura coraggiosa ma che rischia di creare una disparità. E non solo.

 

Incentivi per le famiglie come ipotesi concreta per il nuovo corso. Sia per quelle già esistenti che per quelle che si vorranno formare. Il tutto nell’ottica di un contrasto serio all’emergenza della denatalità in Italia.

Quoziente familiare convenienza
Foto: Canva

Accelerazione sulle soluzioni al caro bollette quindi ma, al contempo, accorgimenti tali da consentire ai nuclei familiari non solo di superare la crisi ma anche di formarsi. Con un occhio particolare alla situazione delle lavoratrici, sempre più spesso costrette alla fatidica decisione tra famiglia e lavoro. L’idea sulla quale lavora il Governo Meloni, almeno nell’ottica dei ragionamenti pre-elezioni, è quella del cosiddetto “quoziente familiare”, volta proprio a ridurre questo svantaggio e a favorire un regime fiscale meno gravoso per chi ha figli. Un piano che, almeno all’apparenza, potrebbe sembrare risolutivo. Tuttavia, almeno un paio di circostanze vanno prese in considerazione, se non altro per capire chi, realmente, andrebbe a beneficiare di uno sgravio simile.

L’impostazione generale di una misura come il quoziente familiare (simile a quello adottato in Francia e non troppo omogeno a livello di consensi) punta innanzitutto alla revisione del regime fiscale. In particolare, l’idea è di ridurre l’Irpef e la percentuale di tassazione ordinaria, al netto delle detrazioni fiscali già previste. Il target di riferimento è in particolar modo il nucleo familiare nel quale entrambi i coniugi lavorano, nonostante più di un figlio da accudire. In questi casi, infatti, il cumulo dei redditi porterebbe all’applicazione di un’aliquota più elevata sui vari scaglioni, fino al 43% qualora i redditi superino i 50 mila euro.

Quoziente familiare, il piano del Governo Meloni: vantaggi e svantaggi

Con il quoziente familiare, in sostanza, si cercherà di compensare i punti di svantaggio fra le famiglie con entrambi i genitori lavoratori e quelle in cui, invece, a lavorare è uno solo dei due. In questo senso, il quoziente figurerebbe come una sorta di correttivo fiscale, tenendo conto del numero dei componenti della famiglia, con le debite proporzioni alle tasse applicate sul reddito. Inutile dire che la semplicità della manovra è solo apparente. In realtà, i fattori in campo sono diversi e tutti con un peso specifico, senza contare i calcoli da effettuare per la divisione del reddito complessivo della famiglia tramite il quoziente familiare. Questo, infatti, divide le somme totali in base al numero delle persone che compongono il nucleo (inclusi gli eventuali familiari a carico). Da questo appare chiaro un primo dettaglio da non sottovalutare, ovvero un vantaggio di partenza per le famiglie numerose.

Di sicuro, il carico fiscale scende. Proporzionalmente, però, al numero dei componenti della famiglia. In pratica, tanti più sono, tanto più la tassazione scenderà. La sperequazione risulta abbastanza evidente nel momento in cui si equipara il piano tassativo fra un lavoratore single e uno che, invece, ha a carico un nucleo familiare, magari anche numeroso. Quest’ultimo, per riequilibrare la situazione, dovrebbe quindi sopportare un peso fiscale specifico decisamente inferiore. L’obiettivo, però, è quello dell’equità tributaria. Per questo l’idea di fondo è quella di ripartire la tassazione in base al numero effettivo dei componenti della famiglia, piuttosto che applicarla al solo contribuente in grado di produrre reddito. In questo modo, qualora i coniugi lavorassero entrambi, il quoziente familiare agirebbe a pieno regime: la somma dei redditi del nucleo familiare, infatti, farà dapprima media, per poi vedere il risultato diviso per tanti quanti sono i componenti.

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Il rischio (soprattutto) per le donne

Occhio però ai redditi bassi. Per tali contribuenti, infatti, il quoziente potrebbe cozzare con il le aliquote Irpef minori applicate. Inoltre, qualora il reddito si collocasse al di sotto del minimo fiscale imponibile (8 mila), la misura applicata non sortirebbe effetti (se non negativi), specie nel momento in cui fossero tolte le deduzioni per i carichi di famiglia. Il vantaggio, in soldoni, riguarderebbe soprattutto i nuclei più abbienti o quelli in cui il divario di reddito fra i componenti è piuttosto ampio. E visto che i redditi minori sono percepiti quasi sempre dalle donne, al netto delle intenzioni il quoziente familiare rischierebbe di disincentivare l’occupazione femminile. A meno che non vi sia in ballo un posto fisso.