Altro che pensioni, ti danno soldi per restare al lavoro

Le risorse da destinare al contrasto al caro bollette rallentano il dibattito sulle pensioni. Si lavora quindi a un’idea, oltre che sulle proroghe.

 

Il nuovo Governo è ufficialmente in carica solo da una manciata di giorni ma i primi accenni di pressing sono già arrivati. In primis dal Movimento 5 stelle, col leader Giuseppe Conte critico dopo l’ultimo Consiglio dei Ministri, reo di non aver imposto accelerate contro il caro bollette.

Bonus lavoro post-pensione
Foto: Canva

Fin da subito, però, era apparso chiaro che qualunque decisione in merito a tagli, frenate o riduzioni degli impatti economici avrebbe dovuto passare dalla Legge di Bilancio. Gli aiuti promesse contro i rincari per le utenze di luce e gas, in sostanza, dovranno per ora poggiare sulle misure già esistenti, a meno che i prossimi provvedimenti non portino un colpo di coda in aggiunta a quanto già disposto prima della prossima Manovra. Altrettanto chiaro, però, il fatto che le principali misure della prossima Finanziaria finiscano per essere convogliate sul contrasto alle bollette pazze dei mesi che verranno (e al carovita). Questo significa che, se da una parte è lecito attendersi qualche aiuto in più per fronteggiare i rincari, dall’altra bisognerà aspettarsi meno su altri settori.

Uno di questi, probabilmente, sarà quello delle pensioni. Tema scottante non solo per l’ormai pluri-posticipata riforma ma anche per l’imminente scadenza di tutti i provvedimenti fin qui in atto per l’uscita dal mondo del lavoro. Dalla provvisoria Quota 102 alle varie misure volte al pensionamento anticipato, come Opzione Donna e Ape Sociale, già prorogate per l’anno in corso e, al momento, al centro di un dibattito volto a capire se vi siano o meno le risorse per mantenerle ancora. La stessa Quota 102 potrebbe restare ancora qualche tempo, se non altro per evitare il ritorno ai dettami pieni della Legge Fornero. Ossia un’eventualità che la coalizione vincente alle elezioni vorrebbe scongiurare (Lega prima di tutti).

Pensioni, il ritardo diventa un bonus lavoro: l’ipotesi che fa discutere

In questa fase, nulla va dato per certo. Men che meno la proroga di Quota 102, già di per sé una misura ponte. La crisi di Governo ha certamente rimescolato le carte, rendendo più difficile un piano di riforma del sistema pensioni. Tema che, prima o poi, andrà affrontato. Specie se la Fornero dovesse tornare operativa a tutti gli effetti, contravvenendo in parte alle promesse elettorali. Con le discussioni in sospeso in attesa della Legge di Bilancio, però, sembra farsi largo un’altra ipotesi, oltre a quella delle proroghe. Un’idea che, a guardarla superficialmente, sembra minare alla radice tutti i discorsi sul rinnovamento del quadro pensioni, ossia l’introduzione di alcuni incentivi volti a incoraggiare i dipendenti nel pubblico impiego a restare al loro posto. Anche se, in teoria, i requisiti per la pensione li avrebbero già raggiunti.

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Il ragionamento (perché di questo si tratta) riguarderebbe soprattutto i lavoratori dei settori chiave, ad esempio la sanità. L’idea sarebbe quella di sopperire alla carenza di personale, evitando momentaneamente un ulteriore incremento dei pensionati in Italia (praticamente più degli stipendiati). Un piano che potrebbe essere alimentato dalle risorse fin qui destinate al Reddito di Cittadinanza. Nello specifico, si parla di recuperare un miliardo di euro da destinare alle pensioni, sottraendo il sussidio a coloro che, potenzialmente, sono cittadini occupabili. Occhio però alle prossime mosse: appare difficile, infatti, che la prossima Legge di Bilancio possa mettere a posto tutti i tasselli. Per questo sembra prendere quota la cosiddetta pensione di garanzia dei giovani, o comunque per i lavoratori costretti per anni a impieghi intermittenti. Altro punto da discutere, altre risorse da trovare.