Contributi, l’aumento è possibile? Ecco come ottenere quelli riscattabili

Integrare i versamenti con il riscatto dei contributi in determinati periodi è possibile. L’Inps lo concede però a fronte di un corrispettivo da pagare.

 

Riuscire a mantenere una carriera lavorativa regolare rappresenta il requisito minimo per arrivare all’approdo della pensione senza patemi. O meglio, con la consapevolezza di aver a disposizione realmente un trattamento adeguato a quanto prodotto negli anni.

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Foto: Canva

Le variabili in gioco sono molte, tutte incidenti con un loro peso specifico nel percorso lavorativo di un contribuente. Il più delle volte, riuscire a mantenere uno standard di contribuzione costante diventa complicato. Ora più che in passato naturalmente, vista la maggiore difficoltà di accesso ai posti pubblici e le beghe da risolvere per chi ha scelto la via del professionismo o è costretto alla piccola Partita Iva. Niente di strano, quindi, se qualche contribuente si ritrovasse alle soglie della pensione con un cumulo di contributi con alcuni punti vuoti. Dovuti a periodi di sospensione, piuttosto che di interruzione o per qualunque altra ragione abbia contribuito a rallentare la contribuzione negli anni di lavoro.

Tuttavia, in alcuni casi specifici interviene la legge. O meglio, si prevede che nel caso di periodi tassativamente previsti per la contribuzione, possa essere garantita una copertura ad hoc, così da non lasciare “buchi” nel proprio curriculum contributivo. Chiaramente, un aiuto simile potrebbe essere ideale per l’accesso alla pensione anche in mancanza di contributi versati in alcuni periodi. Addirittura, in determinate circostanze si potrebbe procedere in modo automatico all’attribuzione, senza oneri a carico del pensionando. In altri casi, per la verità nella maggior parte, dovrà essere il lavoratore a inoltrare specifica domanda per ottenere il riconoscimento. Solo dopo l’accoglimento dell’istanza si potrà procedere all’accredito.

Pensione, contributi integrativi: come richiedere il riconoscimento all’Inps

Le pratiche di riscatto degli anni di contribuzione non sono in realtà una novità. La più frequente riguarda i corsi di studio ma si parla anche dei periodi di lavoro subordinato trascorsi in sede estera, oppure dell’interruzione o della sospensione di un rapporto di lavoro per determinate circostanze. Anche i periodi di assenza facoltativa per maternità, fra quelli collocati al di fuori del rapporto di lavoro, possono rientrare fra i contributi riscattabili. Alcuni lavoratori possono inoltrare richiesta di riconoscimento anche per i versamenti effettuati prima dell’1 aprile 1996, ossia in un periodo con differente sistema di calcolo contributivo. Via libera anche a chi ha richiesto periodi di aspettativa per gravi motivi familiari o per chi ha trascorso periodi di occupazione in lavori socialmente utili o nel servizio civile volontario o per gli anni di praticantato.

Tutti costoro possono presentare istanza all’Inps al fine del riconoscimento dei contributi, pagando uno specifico importo per il riscatto degli stessi. Sarà poi cura dell’Istituto notificare, tramite raccomandata o PEC, l’importo da pagare e le modalità per effettuare il saldo. Comunicazione che, di fatto, significherà contestualmente l’accoglimento dell’istanza. Per quel che riguarda le tipologie di versamento, saranno utilizzati i sistemi tradizionali (avviso PagoPa o tramite ricevuta stampabile dal sito Inps). Per chi non fosse pensionato e non abbia contributi riscattabili da utilizzare nell’immediato per l’accesso alla pensione, si potrà optare per il pagamento in un’unica soluzione entro 60 giorni, oppure rateizzando l’importo.

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