Pellet, gli italiani non ci stanno, è guerra: i prezzi sono troppo alti

Tra i prodotti protagonisti degli ultimi anni, una vera e propria innovazione. Oggi acquistarlo è davvero impossibile.

Gli ultimi anni hanno visto l’esplosione, letteralmente parlando di questo prodotto utilizzato per alimentare una particolare tipologie di stufo. Un sistema di riscaldamento a tratti innovativo che consentiva ai cittadini di risparmiare non poco rispetto a quelle che sono le classiche soglie imposte dal più comune sistema di riscaldamento a gas. Oggi più che mai quel mito sembra affievolirsi complici i prezzi troppo alti sul mercato del prezioso materiale.

pellet riscaldamento
Foto © AdobeStock

L’attuale crisi, scaturita, o per lo meno successiva all’inizio del conflitto in Ucraina ha ridimensionato alcune logiche dominanti fino a pochissimo tempo prima. Non bastasse l’aumento dei prezzi di qualsiasi articolo di genere alimentare, servizi, carburante e quant’altro. Ad oggi diventa praticamente inaccessibile ad esempio l’acquisto di un materiale molto utilizzato per il risparmio in merito ad un sistema alternativo per il riscaldamento della propria abitazione.

Ad oggi, la cronaca in qualche modo può confermarlo, i prezzi del pellet sono praticamente raddoppiati e chiaramente la risposta dei cittadini non può più essere la stessa. Tra l’altro in un momento in cui avere una alternativa solida all’utilizzo del gas avrebbe rappresentato una opportunità più che preziosa. Gli esperti si interrogano in merito alla questione, le ragioni dell’aumento di questo specifico materiale non sono certo di semplice comprensione.

Annalisa Paniz, direttrice di Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) ha cosi spiegato quelle che potrebbero essere le ragioni di questa particolare dinamica: “Le cause sono molteplici in primo luogo l’approvvigionamento italiano dipende dalle importazioni, che prevalgono rispetto alla produzione nazionale. Ovviamente il bando al legname proveniente da Russia e Bielorussia e la riduzione dei flussi ucraini hanno determinato una contrazione diretta del nostro mercato non inferiore al 10% delle quantità commercializzate annualmente nel nostro Paese. Le sanzioni economiche, invece, hanno comportato una riduzione di materia prima idonea alla produzione di pellet, la cui lavorazione negli stabilimenti europei rendeva disponibili ingenti quantità di scarti e residui da cui era possibile produrre pellet”.

Pellet, i cittadini non ci stanno, è guerra: cosa c’è dieto il terribile aumento di prezzo

In questa fase, considerando lo scenario praticamente ribaltato Regno Unito, Paesi baltici ed Europa centro-settentrionale, hanno provveduto a ridurre quelle che sono le proprie esportazioni del prezioso materiale per soddisfare la richiesta interna. La dinamica ha contribuito dunque a far letteralmente schizzare i prezzi. Oggi, considerato lo stop dell’approvvigionamento da Russia e Bielorussia si stima una carenza complessiva vicina ai 3 milioni di tonnellate di pellet.

Bosnia Erzegovina, Ungheria e Serbia, introducono per pronta risposta misure che si potrebbero definire protezionistiche per tutelare quelli che sono i propri interessi. In questo modo le difficoltà dell’intero comparto a livello internazionale sono chiaramente aumentate. Ecco perché, ad oggi – continua Paniz – il segmento domestico si trova a non poter competere con i prezzi per la concorrenza del settore industriale. In questo caso, di Paesi come Regno Unito, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi. Pesi, questi, disposti all’acquisto anche a prezzi molto elevati, comunque convenienti rispetto ad altre opzioni energetiche“.

L’aumento della domanda dello specifico materiale in tutta Europa ha contribuito chiaramente all’aumento spaventoso dei prezzi. In molti paesi europei le istallazioni di impianti alimentati a pellet sono chiaramente aumentate, di conseguenza l’offerta non risulta essere ancora pronta ai nuovi target raggiunti dallo stesso mercato. Le associazioni di categoria auspicano una ripresa positiva del mercato. Una reazione in un certo senso che possa dare ai cittadini l’opportunità di tornare ad utilizzare come prima il prezioso materiale.

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Il mercato insomma ha bisogno di assorbire il colpo in un certo senso. Le troppe dinamiche che hanno partecipato agli ultimi mesi di vita del prezioso materiale hanno di fatto scardinato quell’equilibrio che sembrava potesse reggere a tutto. Dovrebbe aprirsi, in qualche modo una nuova fase, con regole e soprattutto dinamiche nuove. Il tempo insomma della ripresa potrebbe arrivare presto. Questa è la vera speranza di milioni e milioni di cittadini.