Stop a stufe e camini: per i trasgressori sono in arrivo multe salatissime

La crisi del gas ha spinto molte persone a cercare soluzioni alternative. Tra queste c’è l’uso delle biomasse, ma attenzione allo stop a stufe e camini.

La crisi energetica che ha colpito l’Italia, e non solo, ha provocato un aumento vertiginoso dei costi relativi alla fornitura di energia elettrica e gas. In vista dell’inverno 2022 si attendono ulteriori aumenti e il rischio di un razionamento nell’uso del gas metano.

Stop a stufe e camini
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Per questo motivo, molte persone hanno cercato soluzioni alternative all’uso del gas, optando per le biomasse (come legna e pellet). In tal caso, è necessario installare un caminetto o una stufa nella propria abitazione per restare al caldo usando poco il gas metano.

Tuttavia, occorre fare particolare attenzione alle delibere regionali relative all’uso di tale fonte di riscaldamento alternative. Infatti, in 5 Regioni italiane è stato imposto lo stop a stufe e camini, con lo scopo di contrastare l’inquinamento atmosferico.

In linea generale la normativa fa riferimento agli impianti con potenza focolare inferiore a 10 Kw, che sono vietati proprio per l’elevato livello di emissioni inquinanti.

Il rischio che si corre infrangendo tale divieto è quello di imbattersi in una multa salatissima che, in alcune regioni raggiunge anche 5.000 euro di valore.

Stop a stufe e camini: una vecchia ordinanza fa tremare molte famiglie italiane

Con l’aumento dei prezzi del gas e dell’energia elettrica, le stufe e i camini sono tornati in auge e rappresentano una valida alternativa domestica. Purtroppo, però, in 5 Regioni italiane sono presenti delle vecchie ordinanze, che risalgono al periodo precedente alla pandemia, che fanno espresso divieto all’utilizzo di stufe e camini alimentati a biomassa.

Il motivo di tale divieto, che prevede anche sanzioni salatissime, è legato all’inquinamento atmosferico generato dalla combustione di biomassa.

Tra le regioni in cui è presente tale divieto vi è la Lombardia dove, con un’ordinanza che risale addirittura al 2006, si vieta l’uso di impianti di riscaldamento che sono alimentati con la biomassa. Le multe previste per i trasgressori sono le più salate d’Italia e partono da un minimo di 500 euro per arrivare alla cifra record di 5.000 euro.

Nell’ordinanza della Regione Lombardia è specificato che il divieto riguarda gli impianti che hanno una prestazione emissiva inferiore a 4 stelle.

Ma, le restrizioni interessano anche gli abitanti di Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.

Le ordinanze di Lombardia

A partire dal 1° gennaio 2020, in Lombardia, è fatto divieto all’uso di impianti di riscaldamento alimentati a biomassa. In particolare, il divieto fa riferimento agli impianti in cui si usa la legna e che non rispettino i limiti di potenza emissiva fissati dal regolamento.

Inoltre, il divieto si riferisce anche ai generatori di calore domestici con 0,1 o 2 stelle.

A partire dal 1° ottobre 2018, invece, il divieto interessa anche le stufe a pellet con potenza pari o inferiore a 35 kW. In tal caso, è stato deciso che è obbligatorio utilizzare combustibile da ardere che appartenga alla classe A1, secondo quanto stabilito dalla norma UNI EN ISO 17225-2.

La certificazione in merito alla classe energetica deve essere effettuata da parte di un organo accreditato in modo tale che, andamento del controllo dalle autorità competenti, sia è possibile mostrare la documentazione relativo all’impianto.

Nonostante, la regione Lombardia abbia emesso tale delibera, il territorio del bresciano ha ottenuto delle condizioni diverse. Di fatto con la delibera di giunta del 11 ottobre 2021, è avvenuta una deroga all’utilizzo degli impianti domestici a legna e a pellet al di sotto dei 10 kW di potenza. Tali impianti possono essere usati fino al 15 ottobre 2024, data, a partire dalla quale, varranno le stesse regole operative per il resto della Regione.

E in Piemonte

Per quanto riguarda il Piemonte, con la delibera regionale del 2018, è stato imposto il divieto all’installazione di generatori di calore alimentati a biomassa legnosa. È scattato il primo ottobre e fa riferimento agli impianti con una potenza nominale inferiore a 35 kW.

A partire dal 1° ottobre 2019, invece, il divieto è stato esteso anche ai generatori di calore alimentati a biomassa legnosa e aventi le stesse caratteristiche degli impianti sopra indicati, ma con prestazione emissiva inferiore a 4 stelle.

Diverso è il discorso per le zone “Agglomerato di Torino”, “Pianura” e “Collina” in cui le prestazioni emissive devono essere inferiori a 3 stelle.

Stop a stufe e camini: la situazione in Veneto ed Emilia-Romagna

Anche in Veneto hanno emesso una delibera regionale nel 2017, in merito al divieto di accendere i camini e stufe a legna nel periodo invernale. Il divieto fa riferimento all’installazione di generatori di calore con classe di prestazione emissiva inferiore a 3 stelle. Ma, in realtà, si estende anche all’utilizzo di generatori di classe inferiore a 2 stelle.

Per quanto riguarda la situazione in Emilia Romagna, qui i limiti sono leggermente diversi. Infatti, per l’utilizzo di caminetti stufe a legna o pellet si fa riferimento solo agli impianti di classe 1 o 2 stelle.

Il divieto riguarda l’installazione dei suddetti impianti negli immobili civili, in cui esiste già un sistema alternativo di riscaldamento domestico. Altro requisito, affinché il divieto sia valido, è che l’abitazione si trovi sotto i 300 metri di altitudine. Di conseguenza, restano esclusi da tale divieto i comuni Montani.

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