Pensione “rapida”, a qualcuno bastano 15 anni di contributi

Andare in pensione con 15 anni? Possibile ma solo a determinate condizioni. E con una situazione contributiva particolare.

 

Il problema della posizione contributiva è decisivo al fine dell’accesso alla pensione. Specie dal 2023 quando, molto probabilmente, torneranno operativi i limiti della Legge Fornero.

Pensione 15 anni contributi
Foto © AdobeStock

Un passo che si voleva evitare ma che, ora come ora, appare inevitabile. La crisi di Governo ha infatti spazzato via le ultime speranze di trovare una quadra sulla riforma del sistema, rendendo sempre più plausibile il ritorno delle condizioni previste prima di Quota 100. A meno di una clamorosa proroga della vigente Quota 102 (difficile), tutto tornerà come prima. Il che potrebbe cambiare i piani di coloro che avrebbero maturato i requisiti previsti dalla misura tampone in atto proprio a partire da gennaio. Esistono comunque delle soluzioni per uscire anticipatamente dal lavoro che, rinnovate per l’anno in corso, saranno probabilmente valide anche nel 2023. Peraltro, alcuni particolari contribuenti potranno accedere alla propria pensione addirittura con soli 15 anni di versamenti.

Apparentemente qualcosa di impossibile. Eppure, il “trucco” esiste, se così si può chiamare. Il riferimento è alle lavoratrici e ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, secondo quanto previsto dall’articolo 3 del D.M. 282 del 1996. Per costoro viene previsa la possibilità di riunire in modo gratuito i vari contributi versati anche nelle altre gestioni, attraverso un cumulo che consentirebbe il pensionamento con un numero di anni decisamente inferiore rispetto a quelli previsti dai sistemi vigenti. O che lo saranno a breve. Poter convogliare gratuitamente i vari contributi nella Gestione separata diventa quindi una possibilità importante per un discreto numero di potenziali pensionati.

In pensione con 15 anni di contributi: come rientrare nel beneficio

Nello specifico dei 15 anni di versamenti, l’interessato potrà di fatto ricorrere all’opzione contributiva della pensione di vecchiaia. Non si tratta di una strategia molto battuta, anche perché, solitamente, chi accede alla pensione lo fa a fronte di un numero decisamente più elevato di anni di contributi versati. Per chi non fosse riuscito a ottenere i fatidici vent’anni, però, il traguardo dei 67 anni potrebbe essere comunque tagliato. I 15 anni fanno parte di una delle tre deroghe concesse dalla Riforma Amato, che mette in condizioni migliori proprio coloro che hanno versato perlopiù nella Gestione separata, pur facendolo anche in altre casse. In sostanza, per chi non ha raggiunto i vent’anni di contributi versati, basterebbe attendere altri quattro anni, accedendo alla pensione di vecchiaia a 71 anni. Una scelta che, per molti, appare preferibile rispetto al non accedere per nulla a un trattamento pensionistico.

Una possibilità che, comunque, viene riservata esclusivamente a chi ha versato unicamente tramite sistema contributivo. Questo significa che un pensionando con contributi versati prima dell’1 gennaio 1996 non potrà rientrare nel beneficio. Un paracadute, però, viene offerto proprio dall’articolo 3 del D.M. 282/96: sarà concesso infatti attendere il compimento dei 71 anni a fronte di appena 5 di contributi versati tramite sistema contributivo. Le deroghe Amato, tuttavia, consentono una possibilità anche a coloro che, prima del 31 dicembre 1992, abbiano maturato 15 anni di contribuzione. Oppure a coloro autorizzati al versamento di contributi volontari, sempre in data precedente al 31/12/1992. Ultima spiaggia, un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni.

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Per chi non avesse raggiunto la quota minima di 15 anni, si potrà ricorrere alla riunione gratuita dei contributi nella Gestione separata Inps, ma solo a fronte di meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. E con la soddisfazione di altri tre requisiti, quali l’accredito di almeno 5 anni dopo l’1 gennaio 1996, 15 anni di versamenti complessivi e un mese minimo presso la Gestione separata.