Superbonus, i timori restano: perché si rischia ancora sulle cessioni

Il nodo delle cessioni del credito è rimasto per il Superbonus. E le banche chiedono maggiori tutele sull’accettazione senza rischi.

 

Chi ha puntato sul Superbonus, forse, non immaginava di star scommettendo. E non solo sulla buona riuscita dell’obiettivo di riqualificazione del proprio immobile.

Superbonus cessione credito
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In ballo, e forse qualcuno se lo aspettava questo, sono finite le finanze stesse. Quelle di chi ha messo i materiali e quelle di chi, alla fine, potrebbe ritrovarsi a dover pagare il tutto di tasca propria. Fino a qualche mese fa, la questione riguardava soprattutto la cessione del credito. E i numerosi andirivieni che erano stati decisi per cercare di garantirne l’equità e la correttezza. Il primo di una serie di capitoli che hanno caratterizzato la storia del Superbonus 110%, apparentemente un’agevolazione importante ma che, ora come ora, rischia seriamente di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Anche per il problema delle risorse, insufficienti per coprire i costi di tutti i lavori già presi. E senza che, all’orizzonte, si stagli la possibilità di un rifinanziamento. Un po’ per il passaggio delle elezioni, un po’ per la difficoltà di trovarne di nuove.

Un altro problema, al momento, riguarda la difficoltà di mantenere la promessa iniziale. Ossia quella di mantenere bassa la spesa per i cittadini e, al contempo, favorire il lavoro delle imprese. Anche se il risultato preposto è stato in parte raggiunto (quasi 125 milioni di valore economico generato), alcuni difetti sono stati indicati proprio dal Governo Draghi, con il premier in primis mai del tutto convinto della bontà del provvedimento. Non tanto nelle intenzioni, quanto nell’attuazione e nella strutturazione. Difetti che avevano portato, nei mesi trascorsi dalla sua istituzione, a cambiare più volte l’assetto generale della misura. Con il nodo cruciale della cessione del credito rimasto tale, nonostante le novità.

Superbonus e cessioni del credito, il rischio c’è: la situazione

Nel mese di luglio erano stati dati i primi numeri: più di 28 miliardi di euro di lavori conclusi, con spesa statale prevista pari a 31 miliardi. Con il nodo gordiano dei lavori già presi e ammessi in detrazione: 39,8 miliardi di controvalore e una spesa pari a 43,7 miliardi. A questo punto il rischio appare abbastanza chiaro: chi si trova nella situazione di non poter ricevere la cessione, non corre solo il pericolo di non veder concluse le opere ma anche di dover restituire le somme ricevute a titolo di credito qualora fosse stato accertato l’avanzamento dei lavori. Ossia, con completamento delle opere concordate già al 30% oppure al 60%. Non solo, alle somme da restituire rischi di vedersi aggiunte anche delle sanzioni specifiche. Di recente, numerose associazioni di categoria hanno avanzato le proprie preoccupazioni per lo stato di apparente pantano vissuto dal Superbonus.

Al momento, su un’unica richiesta dell’agevolazione è possibile effettuare fino a tre cessioni del credito. Effettuati i vari passaggi, che coinvolgono enti come gli istituti bancari, il decreto Aiuti bis prevede la possibilità di effettuarne anche una quarta a clienti professionali, oppure alle Partite Iva, a prescindere dalla data di maturazione del credito. L’obiettivo è quello di smaltire i crediti accumulati nei mesi ma resta il nodo delle tutele sulla possibilità che le somme dei cassetti fiscali possano essere sequestrate a seguiti di atteggiamenti illeciti. Di fatto, le difficoltà che avevano riguardato la prima fase del Superbonus e che avevano portato al blocco delle cessioni del credito. Secondo l’Associazione Bancaria Italiana, andrebbero meglio definiti i limiti di accettazione senza rischio delle cessioni. Col rischio parallelo di un ulteriore rallentamento.

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