Versare soldi sul conto, attenzione alla mossa che indispettisce il Fisco

Versare soldi sul conto corrente sembra una banale azione ma nasconde numerose insidie. Si tratta, infatti, di una mossa poco gradita al Fisco.

Il contribuente potrebbe dover giustificare il versamento di una somma di denaro – soprattutto se rilevante – sul conto corrente.

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L’Agenzia delle Entrate monitora attentamente le transazioni di denaro e il conto corrente dei cittadini. Gli evasori sono nel mirino al pari dei comuni contribuenti che tentano di vivere onestamente cercando di seguire le direttive del Fisco. Può capitare, però, che un errore oppure una disattenzione facciano scattare le verifiche dell’ente al fine di verificare la legalità di un’operazione. Ogni minima incongruenza tra spese ed entrate o un dubbio su un movimento di denaro sono, infatti, motivo di allerta per il Fisco. Gli strumenti a disposizione per individuare le possibili frodi sono molteplici e tecnologicamente sempre più innovativi. Sfuggire all’occhio attento dell’Agenzia delle Entrate è impossibile ma, fortunatamente, è possibile difendersi e dimostrare di non aver commesso illeciti.

Versare soldi sul conto, a cosa si va incontro

Il Fisco controlla i conti correnti di lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati e disoccupati. Verifica i bonifici, i prelievi, i pagamenti con strumenti elettronici ma, soprattutto, controlla con attenzione i versamenti. Versare soldi sul conto significa introdurre denaro di cui il Fisco non conosce la provenienza. Potrebbe essere il ricavato di un lavoro in nero oppure di un riciclaggio di soldi. Da qui l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate che, secondo la Cassazione, è giustificata ad eseguire qualsiasi tipo di controllo. La legittimità delle verifiche cade nel momento in cui il contribuente mostra la prove inconfutabili di una provenienza legale del denaro.

Cosa ha stabilito la Corte di Cassazione

I controlli del Fisco sul reddito dei cittadini possono includere sia i dipendenti pubblici che i privati sia i pensionati. La Corte di Cassazione ha, infatti, stabilito che la presunzione legale di disponibilità di maggior reddito riguarda tutti i contribuenti, non solo i titolari di reddito da lavoro autonomo o di reddito d’impresa (articoli 32 e 38 del Dpr 600/73). L’Agenzia può liberamente controllare dati ed elementi dei rapporti bancari di ogni cittadino.

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La suddetta presunzione legale riguarda il fatto che i versamenti ritenuti ingiustificati di privati e pensionati sui conti correnti debbano essere considerati connessi ai redditi. Spetterà al contribuente, poi, fornire prove contrarie che saranno valutare dal Giudice.