Addio al borotalco, il noto marchio lo ritira: il motivo è incredibile

A partire dal 2023, niente più borotalco per Johnson & Johnson. La decisione arriva a seguito delle troppe cause legali.

 

Niente più borotalco. Non in assoluto ma per quel che riguarda una delle marche più note e apprezzate, Johnson & Johnson. Una decisione non estemporanea ma, almeno per ora, definitiva.

Johnson & Johnson borotalco
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La motivazione non è legata a scarse vendite o a problemi di realizzazione. Piuttosto, a gravare sulle spalle del colosso americano sarebbero le cause legali. Ben 40 mila (addirittura oltre pare), tutte legate alla presunta connessione, più volte smentita dagli esperti dell’azienda, fra il prodotto e i tumori ovarici, oltre che con il mesotelioma. Nonostante già da tempo la società stia optando per la realizzazione di composti simili a base di amido di mais, è stato più volte ribadito che, anche sulla base di un percorso pluridecennale di lavorazione, il borotalco di Johnson & Johnson sia del tutto sicuro. Certo è che il peso schiacciante di decine di migliaia di cause legali, alla fine, ha fatto sentire la sua pressione.

J&J ha colto l’occasione per ribadire ancora una volta il concetto. O meglio, la propria posizione “sulla sicurezza del nostro talco”, definita invariata. Tuttavia, sulla base anche di “una valutazione del portafoglio mondiale”, è stata presa la decisione di variare gli standard di produzione. Si procederà realizzando un borotalco interamente composto sulla base di amido di mais. Le beghe legali sul talco, tuttavia, non sono un argomento nuovo. Già a febbraio, infatti, un tribunale del New Jersey aveva accolto la richiesta di fallimento della società. Sopraggiunta proprio a seguito delle numerosissime cause legali da dover gestire. Un problema che si protrae ormai da diversi anni.

Johnson & Johnson, guai col borotalco: stop alla produzione dal prossimo anno

A partire dal 2023, la produzione di borotalco sarà interrotta. Almeno nella sua formula tradizionale. Come spiegato da Johnson & Johnson, infatti, si sta valutando (e ottimizzando) il portafoglio produttivo, così da favorire la crescita aziendale anche sulla base di prodotti realizzati con formule differenti. Nello specifico, quella dell’amido di mais (peraltro già utilizzata) farà parte di una transazione che “aiuterà a semplificare le nostre offerte di prodotti a fornire innovazione sostenibile. E a soddisfare le esigenze dei nostri consumatori, clienti e tendenze globali in evoluzione”. Del resto, si tratta di un passo necessario per risolvere una contesa che, negli anni, ha assunto proporzioni decisamente colossali.

Già nel 2018, una giuria del Missouri aveva emesso una sentenza di condanna contro l’azienda, intimando il pagamento di quasi 5 miliardi di dollari a titolo di risarcimento. Questo a seguito dell’accusa lanciata da 22 donne, che avevano fatto riferimento all’uso di amianto sia nel borotalco che nei prodotti per l’infanzia. Cosa che avrebbe provocato un cancro nelle ovaie. Il risarcimento era stato poi ridotto a circa 2 miliardi di dollari. Sempre nel 2018, un’indagine dell’agenzia Reuters aveva avanzato la tesi che la società americana fosse già da tempo a conoscenza della presenza di amianto (sostanza nota per essere cancerogena) nei prodotti a base di talco. Secondo i documenti raccolti nell’ambito dell’inchiesta, le tracce di amianto sarebbero state riscontrate in un periodo piuttosto lungo, tra il 1971 e gli inizi degli anni Duemila.